Bertolda o del volersi bene

In una landa desolata, in un tempo lontano lontano, viveva una piccola contadinella scalza senza nome e senza età. Ella divideva la sua casina minuscola con quattro caprette: Primavera, Estate, Mezz-Inverno e Quasi-Autunno.

Una compagnia non facile da gestire invero, poichè essendo animali molto polemici, litigiosi e cocciuti spesso accadevano fraintendimenti, liti o musi lunghi! Insomma un vero strazio a volte! Ecco perché la nostra piccola contadinella, preferiva parlare con il cielo dei suoi desideri; si da il caso che lassù ci fosse davvero qualcuno che la ascoltava. Si trattava di una fata in esilio sulla stella Beta444 che, seriamente preoccupata per il pallore della giovine, decise che una compagnia umana era quello che ci voleva per regalarle un sorriso. Fu così che la nostra fata benevola, in una notte, con la magia più potente che conosceva, usando rocce meteoriti e legno, creò un essere umano bellissimo ed educatissimo. Perse tutti i suoi poteri ma il risultato le parve così perfetto (tranne per la voce eh) che si sentì decisamente felice:

Accidenti non posso darti una voce tesoro mio!! E purtroppo con questa magia ho perso i miei poteri ma penso che tu possa essere soddisfatto! Mi raccomando rendila felice eh!!

La fata sparisce così dalla nostra storia, probabilmente per entrare nella sua storia dove l’esilio finisce (una buona azione infatti la avrebbe liberata) e lei ritorna al suo regno per vivere con al sua amata felice e contenta.

Accadde quindi che il girono dopo la grande magia, appena la piccola contadinesca vide il giovane steso a dormire sotto una roccia fu così felice di avere finalmente qualcuno con cui parlare e scambiare pensieri e sogni che, appena compreso l’afasia della nuovo amico, inventò con lui un codice di segni, che non esiste solo la parola per comunicare. Gli diede subito un nome, Beltronio (per la fretta non ci pensò molto e questo le venne in mente…), e giorno per giorno gli insegnò tutto ciò che sapeva del mondo: come si trova l’acqua nelle foglie delle piante, come si legge il cielo e mille altre cose ancora.

Lo amò di un amore puro e magico: c’era così tanta magia in quel sentimento che il luogo stesso divenne magico, così magico che sgorgò dal terreno un gorgogliante ruscello di acqua dolce; appena il Beltronio ne saggiò un poco avvenne un portento: un urlo che nasceva nella pancia gli esplose in gola come una bomba: aveva una voce! Finalmente poteva dire delle cose e la prima cosa che desiderava era dare un nome alla giovane : Bertolda. Fu così che la contadinella trovò un amico, un nome e un ruscello per coltivare fragole e frutti di bosco.

Ma si sa che più si ha, più si desidera e allora perchè fermarsi a questa landa quando si possono vedere mille posti e imparare o addirittura poter dare mille nuovi nomi? Una mattina al sorgere del sole, Beltronio svegliò Bertolda e le caprette per salutarle:

Mi dispiace amiche, ma io voglio dare un nome alle cose del mondo, voglio udire altre voci. Per questo intendo partire ora. Subito. Non posso sopportare di perdere anche solo un minuto, ma Grazie di tutto, sarete per sempre nel mio cuore.

Ecco lì un uomo con un desiderio immediato-subitaneo-urgente-definitivo di fronte al quale la nostra eroina non potè far altro che accompagnare (lui e il suo desiderio) al limitare della landa, mentre le quattro caprette belavano e piangevano disperate.

Bertolda non si disperò però, nè tantomeno pianse: aveva scelto di non seguirlo solo per il terrore di perderlo ma di rimanere nella Sua Terra e fare ciò che Lei amava fare. Aveva scelto di stare con Primavera, Estate, Mezzo-Inverno e Quasi-Autunno, di giocare con loro, accudirle, cucinare per se stessa, raccogliere fragole, fare marmellate di frutti di bosco e torte di ricotta. Ovviamente, fece tutte queste cose  e ben di più e tantomeno non lo dimenticò. Allo stesso tempo però amava se stessa e la sua vita e sapeva di aver fatto la scelta giusta.

Il piccolo ruscello divenne in pochi mesi un fiume imperioso e scrosciante, e molti animali esotici e singolari iniziarono a giungere fin lì per berne le acque: ippopotami rosa a pois gialli con sindrome da paranoia acuta, giraffe complessate con visioni mistiche, fringuelli in delirio amoroso, topi di campagna divorziati, pettirossi in fuga, zebre daltoniche, tartarughe con sdoppiamento di personalità….

Tutti facevano chilometri per arrivare fino a quella piccola landa (che nel frattempo si era trasformata in un immenso giardino coltivato a more e fragole) certamente per bere, ma sopratutto per raccontarsi a  Bertolda: ella infatti sapeva stare in silenzio e ascoltare.

Poi un giorno, mentre coltivava un nuovo tipo di uva-fragola, la giovane donna vide un ombra in lontananza. Era il suo ragazzo di sassi, legno e meteoriti, che aveva fatto il giro del mondo per tornare da dove era partito: da lei.

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