Elfessa che leggeva il pensiero

In un tempo ormai lontano lontano, in una contea ormai dimenticata, viveva una principessa magica; il suo nome era Elfessa.

I suoi capelli erano i più belli, lunghi, lucidi e neri di ogni dove e i suoi occhi, uno del color del grano e uno del color del mare, erano magici: essi “sentivano” ogni pensiero, azione o gesto di chiunque le fosse accanto! Le anziane di corte raccontavano che le prime parole della principessa da bambina furono i pensieri della sua balia (‘Oh mio dio com’è bello il re questa mattina! Ah se solo mi volesse baciare.ah! sarei molto meglio di quella antipatica della moglie‘) e che a 5 anni ella avesse una padronanza concettuale e  di linguaggio pari ad una ventenne. Insomma una magia senza pari per chi ne udiva le capacità ma un incubo senza nome per lei!

Proprio a causa di questo dono, la nostra povera eroina era così piena dei pensieri degli altri che non riconosceva, nè riusciva ad udire i propri, pensieri.

Tant’è che a sedici anni disperata e stanca di voci dentro alla testa fece la scelta di chiudersi nelle sue stanze senza nessuno veder e con nessuno parlare: gli unici autorizzati a vederla e conversarci erano i suoi genitori, una volta la settimana e per non più di trenta minuti.

Elfessa

Passarono, così diversi anni, fino a che il re padre non si decise a chiedere un rimedio magico

Se è la magia che la imprigiona, beh sarà la magia a liberarla!

Egli infatti addolorato per il silenzio permanente della figlia e la caduta dei sogni di regale vecchiaia con regali nipoti da viziare, andò dal (sedicente) mago (incarcerato più volte per truffa aimeh! Ma si sa la disperazione..) suo fratello a chieder aiuto:

Due Spicchi di aglio, lacrime di fata incinta, un pelo di baffo di strega… mmmmmmmmmmhhhh.. vediamo….Finocchio a volontà con tre dico 3 grani di pepe!!!Si ecco! Ingrediente fondamentale sarà la musica. Ad altissimo volume!

Ma Euripideo come trovo un baffo di strega??? e le lacrime di una fata??? lo sai anche tu che chi entra nella foresta sempreverde non ci è mai uscito. vivo.

Eudelmo! ma che discorsi fai! ti pare che ti do ingredienti difficili da trovare? Eccoli! ho tutto io! ho avuto la fortuna di avere un assistente molto affascinante che ha collezionato una serie di incontri galanti con fate maghe e streghe e qualcos’altro che non approvo … e allora mi portava ogni volta un souvenir! ah! ecco tutto qui!!!!!

‘…….mmhh….

Bene frulliamo tutto.. e poi dovrai farle bere la pozione al chiar di luna su un’altura! mi raccomando la musica!!!!

Grazie Fratello. Grazie.’

Fu così che la sera stessa il re, tornato entusiasta, irruppe nelle stanze della reale figlia e  la convinse a questo estremo tentativo.

Muniti di tenda canadese e impianto dolby surrounded, padre e figlia si diressero verso il monte più alto dell’intera contea. Arrivarono alla cima proprio nell’istante in la luna era al suo massimo splendore e si misero subito all’opera; Eudelmo accese l’impianto musicale, mentre Elfessa trangugiava la pozione tutto d’un fiato, direttamente dalla boccetta. Poi… Poi nulla. Niente. Neanche il ronzio di una zanzara. Manco uno schiocco di dita. Aspettarono e aspettarono ma poi li vinse la stanchezza  e andarono a dormire: stanchi e affranti, meditando tremende vendette contro il povero Euripideo.

Ma si sa che la vita nasconde sorprese e anche un ciarlatano in fondo, in fondo, può avere doti di gran mago.

Il mattino seguente, infatti, il re padre svegliando la sua regale figlia, si accorse di un cambiamento: gli occhi della giovane femmina erano entrambi azzurro mare! E non solo: alla richiesta del padre di leggergli la mente, la principessa non potè rispondere perchè, lei, non riusciva a più a l.e.g.g.e.r.e. i.l. p.e.n.s.i.e.r.o. !!!!!!

Nel regno si celebrò una festa lunga tre giorni e tre notti: furono celebrati quattro matrimoni, iniziarono novantasei convivenze, vennero concepiti centotrentatrè bambini e nacquero ventisei amori: tutti erano felici. Tutti.

Tutti felici, appunto, tranne Elfessa. Quale sarà mai il problema vi chiederete. Insomma la nostra eroina non riusciva, a fidarsi di nessuno; dopo anni a sentire ogni singolo pensiero di ogni singolo essere umano con cui veniva a contatto, a conoscerne ogni segreto e i desideri o le invidie più nascoste, ora non riusciva proprio a fidarsi, a credere ad un complimento od a un sorriso senza che la paranoia la imprigionasse in un gioco di rimandi e ricordi terrificante.

Il re e la regina, dopo preghiere, minacce, tentavi di rilassamenti (anche con droghe sintetiche e funghi magici), regali sontuosi ed un uso delirante di retorica e pubblic speaking, si arresero al desiderio della giovane di chiudersi nuovamente in un luogo solitario, lontano dal castello.

Passarono i giorni, passarono i mesi e i reali genitori iniziarono a viaggiare sempre di più e sempre più lontano, per non pensare alla bella figlia, autorinchiusa nella torre al centro del bosco fatato…

Da parte sua, Elfessa stava benone, abituata com’era alla solitudine era davvero felice e poi aveva milioni di libri da leggere, cibo in abbondanza e un cannocchiale potentissimo, con il quale riusciva a spiare le genti di ogni luogo! Insomma anche meglio che al castello! Stava così bene che buttò le chiavi del portone della torre in mezzo al bosco, chissa dove, in modo che nessuno la disturbasse!

L’unico impiccio di tutta la storia fu che, ad un certo punto, ella finì le scorte di cibo..

Così la sventata principessa, affamata e affranta, si ritrovò a piangere prima silenziosamente, poi a lamentarsi ed infine a singhiozzare, tanto fortemente da essere udita persino nel villaggio: i suoi singhiozzi rimbalzavano da casa a casa, da camera a camera, si amplificavano nelle stradine, rimbombavano negli anfratti di ogni negozio e nelle absidi delle chiese: non finiva mai. Proprio mai.

Dopo 5 giorni i cittadini, stanchi e distrutti dall’impossibilità di dormire, si riunirono in assemblea e decisero che qualcuno sarebbe dovuto andare sulla torre, per liberarla e zittirla. Anche per sempre. Se necessario.

Solo un uomo si offrì per questo compito: un giovane dal viso d’angelo, le movenze di un gatto e una gamba di corno nero d’africa.

Egli, scortato da tutto il villaggio, giunse alla torre; spiccò un balzo altissimo e vi entrò. Si inchinò dinanzi a Elfessa e questo le disse: ‘Principessa il mio nome è Ettore. Sono qui per farti smettere di singhiozzare, un pò perché se non accade ho la netta impressione che potrei finire male, ma soprattutto perché voglio riempire la tua vita di tulipani e fragole. Agogno di asciugare ogni tua lacrima con un desiderio avverato. Posso?

Lei lo osservò in silenzio, dapprima basita, perchè in realtà voleva solo un piatto di pasta alla carbonara, poi stupita, di certo non si aspettava una dichiarazione d’amore.

E decise di fidarsi. Smise di piangere e allungò la mano verso di lui. Mano nella mano fecero un balzo e si ritrovarono sull’erba verde, circondati dalla gente del villaggio che, dato il silenzio, era caduta finalmente addormentata una sull’altra.

Il villaggio tutto dormì per 2 settimane consecutive. Per parte sua, Elfessa mangiò per 3 giorni e 3 notti senza sosta. Una volta sazia guardò il giovine di fronte a lei e decise, vollè, capì, che era ora di iniziare a vivere e rischiare perchè ne poteva valere la pena! Valeva la pena di vivere per quel friccichio nella pancia e la sensazione di volare per uno sguardo! E il cuore?? Il cuore mai le aveva fatto tutte quelle capriole! Ah che gioia! Ah che bella la vita e al diavolo i pensieri degli altri!

E, sì,vissero felici e contenti. 

Per sempre e per davvero.

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