Agnese o della paura – Parte 2

L’INCANTO

In un altro punto del castello lo stesso accadeva allo stalliere di corte Adelmo: stessi pensieri e terrori lo assediavano.

Nel villaggio lo stesso accadeva alla giovane fioraia Adelaide e a due contadini delle contee vicine: Achille e Ambrogio.

La voce si sparse in fretta e in meno di tre ore il re e la regina convocarono il sacro consiglio: cinque ragazzi versavano in uno strano stato comatoso nello stesso momento nella stessa contea, qualcosa stava accadendo.

Ma chi erano questi ragazzi?

Adelmo: diciotto anni, sagittario ascendente leone, stalliere di corte dall’età di cinque. Serio, curioso, ubbidiente, casanova, bell’aspetto, un insano appetito e una smodata passione per le fragole mature.

Adelaide: diciannove anni, pesci ascendente scorpione, fioraia del villaggio (le migliori peonie per colori e dimensioni e le orchidee più rare), fissata con il biologico, eccentrica, grande cavallerizza. Una storia d’amore, finita tragicamente dopo ben tre anni, con la di lui fuga con una qualsiasi molto ricca. Campionessa di cucina, appassionata di ornitologia.

Achille: diciassette anni, leone ascendente vergine, contadino. La sua specialità: le verze. Ragazzo quieto ordinato, speleologo nel tempo libero, grande pescatore di trote. Unica debolezza: il cioccolato. Mai fidanzato perché nessuna ragazza se lo fila: troppo noioso e magro.

Ambrogio: diciannove anni, cancro ascendente cancro. Contadino. Specialità: carote e patate dolci. Appassionato di tiro con l’arco. Sciupafemmine, da poco sposato con la sarta del villaggio, un figlio in arrivo. Appassionato di radionovelle.

Nessuno conosceva l’altro, tranne per il fatto che tutti avevano partecipato alla festa della sera prima: San Aurelio dei Sconsolati. Sacra festa che si tiene in tutto il Sacro Regno e che vuole che gli aristocratici si uniscano al popolo per i festeggiamenti.

Il mistero era di per sé estremamente fitto e complesso e dopo ore e ore di consiglio, di idee, di pensieri profondi, di elucubrazioni, ecco la soluzione! Un Maleficio con la Emme Maiuscola! Uno di quelli brutti fatti da streghe cattive, cattive e cattive!

E allora caccia alla strega, invia un editto reale in tutti i paesi e avverti tutti!

E tutti furono avvisati, eccome se furono avvisati e il delirio che ne seguì fu catastrofico: i padri chiusero i figli in casa vietandone il sonno e, non contenti, con fucili spianati li rimpiazzavano di metanfetamine; ogni femmina con capelli grigi e la sfortuna di qualche verruca venne imprigionata in celle di fortuna costruite alla bell’e meglio. 

 La verità, però, era che non c’era alcuna magia.

C’era però qualcuno che la verità forse la sapeva. Era la moglie di Ambrogio, che però questa verità non la accettava perché avrebbe stravolto la sua vita. Ma Agostina era amica di Clotilde e ricordava bene quello che la giovine le aveva raccontato, le sue riflessioni…  e guardare questa faccia di ragazzo che tanto amava addormentato e spaventato, perché si dorme per tante ragioni e una di queste è la paura (Agostina ne era certa); vederlo immobile mentre i giorni passavano e capire che comunque lo aveva perso, gli diede il coraggio di andare al castello e raccontare la verità che le si era dipanata di fronte quella notte del 5 Agosto.

Fu così che il giorno 9 di Settembre di più di mille anni fa circa, Agostina si diresse al castello e chiese udienza al gran consiglio in qualità di teste informato dei fatti:

‘Mio Re, Mia Regina Bella, Consiglierei Santi eccomi qui per raccontarvi cosa vidi la sera del 5 di Agosto. Io e mio marito stavamo passeggiando tra le bancarelle e i baracchini quando mi venne, fortissima, una voglia di acciughe al limone e trovammo a pochi passi una piccola osteria in cui le servivano. Io e lui, mano nella mano, entrammo e ci accomodammo in uno di quei tavoli lunghissimi dove tutti si siedono di fianco a tutti. Non sapevo di essere seduta di fianco ad una principessa ma non sarebbe stato granché importante, ero troppo occupata ad esserne gelosa, e in verità ero pure gelose dell’altra, quella che stava seduta di fronte a me, la fioraia, Adelaide. Dimostravano entrambe grande personalità e fascino e io, beh io non sono affascinante, non ho grandi cose da fare né grandi interessi; perciò, all’inizio ero più che altro preoccupata di perdere l’uomo che più di tutti amo per quelle due femmine irruente e labirintiche. Ma poi. Poi le ho guardate bene, e mi sono accorte che parlavano più che altro tra di loro: si erano conosciute quella sera e avevano tanto in comune, oh erano così belle e audaci e mangiavano letteralmente le parole l’una dell’altra. Sembravano innamorate’

‘Innamorate? Come osate?!’

‘Oso mio Re perché io amo e quando vedo l’amore lo so riconoscere. Ma vi prego fatemi andare avanti prima che cambi idea: ho bisogno di molto coraggio per raccontare ciò che capii e vidi quella notte. Vidi Ambrogio imbambolato, perso negli occhi di Achille. Lui pure imbambolato, fissato a sua volta da Adelmo. Pareva un cerchio magico, in cui loro si fissavano e cosa dicevano quegli sguardi! Quanto amore! Così di punto in bianco. Stavo per dire ‘ora basta andiamo a casa’ quando Achille chiese il nome a mio marito e iniziarono a parlare. Un fiume in piena in cui la mia voce non poteva manco essere udita. Un dolore alla punta dello stomaco e le ossa che si frantumarono, tutte. Era il dolore. Il dolore. Perché io l’ho sempre saputo. Si signori miei, io lo sapevo che lui mi voleva bene ma non mi amava di quell’amore di carne e farfalle. Io lo sapevo. Ma non mi importava. Volevo lui, io lo amavo e pensavo bastasse per entrambi. Ma non è vero. Non lo saràmai. L’amore non può bastare, l’amore deve essere provato. Non puoi fermarlo questo pazzo cuore. L’ho capito quando siamo tornati a casa dopo che per d.o.d.i.c.i. ore sono stata la spettatrice del grande spettacolo dell’amore a prima vista. E se non fosse stato il mio Alberto uno dei protagonisti, ne sarei rimasta entusiasta. La vostra Agnese! Ah, la vostra Agnese avreste dovuto vederla com’era bella cosìinnamorata, puf, di colpo. quella che mi era parsa un’amicizia era invece un colpo di fulmine con tuti i crismi: timidezza alternata a spavalderia, curiosità, insicurezza, sorrisi ebeti, risate per un nonnulla… E ho assistito alla fine della serata di una tragedia: i sorrisi si sono spenti e ognuno di loro è tornato da dove veniva, nessuno di loro si è neanche scambiato un recapito, nessuno di loro ha osato immaginare che potesse essere normale piacersi e vedersi. All’inizio io ho sospirato di gioia, che sì poi l’indomani il mio Ambrogio avrebbe dimenticato tutto e sarebbe tornato tutto come prima. Ma l’indomani non èarrivato. E ho capito che comunque lo ho perso. E che lo amo troppo per vederlo morire paralizzato. Che lo preferisco vivo e innamorato di un altro che paralizzato e come morto. Non so cosa serva per risvegliarli, forse solo dirgli ‘Va bene così, sii solo felice’. Ma so che per me ormai va davvero bene così e voglio solo che sia felice. Non voglio dare a mio figlio un padre che esemplifica la frustrazione e terrore, nostro figlio deve crescere nella libertà di sapere che può scegliere di essere.’

‘Ha finito Signorina? Non le farò nulla solo perché è una donna gravida, e le donne gravide straparlano. Avrà di certo avuto paura di perdere il suo compagno per la bellezza della mia bimba e davanti a quel terrore si è raccontata una serie di fandonie. Ora la prego si calmi, e mentre decide di calmarsi, e capisce che non è il caso si raccontino per il regno queste maldicenze fasulle sarà mia cura ospitarla nella nostra prigione più bella e comoda usata solo per i prigionieri aristocratici. Guardie portate questa Giovine nella Torre del Sole e badate bene di cibarla a dovere e darle da leggere libri pudici. Ci rivedremo tra un mese e mi racconterà cosa davvero accadde quella sera.’

Agostina fu chiusa nella altissima Torre del Sole, con tutte le comoditàtranne la libertà per un mese, quando fu richiamata dal Sacro consiglio per raccontare la verità. Lei la raccontò e venne nuovamente rinchiusa:

‘La V.E.R.I.T.À. mia cara non le sue stupide bugie per giustificare il fatto di non essere bella quanto la mia bimba! Mi fa orrore che una femmina possa raccontare sitante cattiverie e meschinerie!’

Ogni mese per 9 mesi Agostina veniva chiamata, diceva la verità, veniva tacciata di infamità e rinchiusa. Nove mesi di prigionia fino al giorno in cui nacque la loro bimba; il parto fu facile e non possiamo negare che la giovine fu seguita da tutti i medici e curata con tutti i riguardi. Furono quattordici ore di strilla, dolore e rabbia ma poi la piccola creatura emise il primo vagito. E tanto fu lo stupore e l’amore che il mondo intero si fermò.

Quella notte, mentre la nostra piccola coraggiosa sarta rimirava la sua creatura e la cibava, capì che non poteva andare avanti così, che il suo Ambrogio doveva svegliarsi e conoscere la figlia e soprattutto che non voleva che la figlia crescesse nella menzogna, nella paura. Quindi, quella notte, la nostra eroina chiese alle guardie di vedere il Sacro Consiglio ‘subito ora prima che cambi idea!‘. Pensando che fosse pronta a dire finalmente la verità e tranquillizzati dal fatto che se non avesse ancora voluto ora avrebbero potuto torturarla, tutti i membri si unirono subito e la accolsero nella sala del trono.

‘Quindi? Sei pronta a dire il vero?’

‘Lo so stata sempre pronta e il vero è ciò che vidi: 5 ragazzi che amano. Amano. Null’altro. E per dimostrare che è questo che vidi sono pronta a rinunciare a colei che amo di più al mondo: a mia figlia. Mi dovete credere perché state rinunciando ai vostri figli se non siete in grado di accettarne i sentimenti. State rinunciando al loro amore, li state uccidendo. Io non credo loro siano davvero in coma, io sono anzi convinta che loro siano terrorizzati di perdere il mondo se accettano sé stessi. Io vi chiedo di fare pace con le vostre stupide paure, vi chiedo di usarlo questo grande amore di cui vi riempite la bocca, di stirarlo, appenderlo al sole, guardarlo e farvene inondare. Se anche la Principessa amasse una altra femmina quale sarebbe il problema? Éforse una tragedia l’amore? Ma per favore! Sono nove mesi che sto rinchiusa in una torre perché ho detto solo di aver visto un uomo che ha desiderato un altro uomo e un uomo ridesiderato a sua volta, uno che purtroppo ha solo desiderato senza riceverne in cambio e due femmine desiderarsi. Ho parlato di amore e desiderio, curiosità, gioco. Se vi avessi detto che vostra figlia e mio marito si erano innamorati probabilmente avreste festeggiato anche se si trattava di rovinare una famiglia, ma vi ho detto altro e per non sentirlo mi avete incarcerata. NON VI VERGOGNATE? Meschini cuori nascondete, piccole certezze condite di vanità, stupide menzogne al chilo svendute per due certezze. Stanotte guardavo mia figlia e la amo già troppo per permettere al mondo di rovinarle la vita, per poter anche solo pensare che un giorno io possa essere stupida e ottusa quanto voi e lei, per mia colpa, decida di non svegliarsi mai più. Per colpa mia. Non potrei. Quindi sono giunta alla conclusione che l’amore è coraggio, che voglio dare a mia figlia suo padre, e che voglio dare a suo padre la possibilità di essere felice. Perciò, se non volete capire vi autorizzo di metterci a morte: io e mia figlia. Voi state uccidendo il diritto all’amore, il rispetto dell’altro. Se questo è l’omicidio che volete compiere, allora dovrete mondarvi le mani, dovrete affrontarlo e dirlo ad alta voce l’assassinio che state compiendo.’

Di fronte a questa ragazzina, che di ragazzina ormai non aveva piùnulla, tutti questi fieri uomini, anziani provarono una sorta di vergogna (alcuni poca poca, così convinti di essere nel giusto, che le peggiori dittature nascono con la convinzione di essere nel puro e sacro giusto, altri di più, e qualcuno così tanto da ritrovarsi con il corpo inondato da ‘ma’, ‘se’ e dubbi e scuse). Il Re Padre per parte sua scappò. Uscì a cavallo. Non si sa dove fuggì, non si ha idea di cosa fece. La Regina era convinta di essere stata abbandonata per una cortigiana molto più allegra di lei con un sorriso bianchissimo e vestiti più scollati e passava il tempo a parlare con Agostina, che divenne non solo sua confidente ma anche sua amica. Dopo un mese, comunque, egli tornò; era diverso, una luce nuova negli occhi e una vergogna nella voce. Aveva pensato, disse, e aveva capito che non aveva capito nulla che lui sua figlia la amava così tanto da non poter più sopportare di non averla davanti agli occhi sorridente, che se davvero era lui ad averla uccisa allora non era giusto quello che pensava perché se quello che pensava poteva far questo a coloro che amava allora era sbagliato. Era sbagliato. Lui la amava e alla fine chissenefrega cosa decideva di fare lei, chi decideva di baciare. Si trattava di baciare mica di scuoiare genti no? E quindi andava bene. Gli bastava riaverla. E poterle chiedere se era felice. Disse tutte queste cose e molto altro ma non sono fatti nostri e manco di Agostina che si alzò pe runa passeggiata con la piccola Ada e lasciò solo un padre pieno di amore con una figlia piena di paura di amare. Non si sa quindi cosa accadde in quella stanza o come ma Agnese si svegliò. Agnese si svegliò e corse a svegliare gli altri non appena seppe tutta la loro storia. Si svegliarono tutti, con un anno in più, e tanti sorrisi. Agnese lasciò l’Alberto con la benedizione dei regali genitori e sempre con benedizioni si lanciò in un romanticissimo corteggiamento della sua Adelaide (che non era certa, aveva paura e poi una principessa, quelle sono sempre viziate. certo che è bellissima ma la bellezza sfiorisce..); che Agostina riabbracciò il suo Ambrogio per poi divorziarne e darlo in sposo al suo Achille e poté narrare alla loro figlia del coraggio dell’amore; che non ci furono liti per la custodia, che custodire è un dono e un regalo e loro tre la custodire la nostra Ada insieme per insegnarle il coraggio e re-imparare a giocare; che Alberto, il cavaliere che quasi perse un braccio per conquistare una femmina che non lo poteva amare si diede all’antica arte della palestra e della conquista selvaggia ma fino al giorno del matrimonio di Ambrogio non riuscì a colmare quel vuoto al centro dello sterno; che Adelmo ancora adesso cerca l’amore ma per il momento non gli va proprio bene… ma andò benissimo ad Agostina che il giorno delle nozze di Ambrogio venne presentata ad Alberto e che ancora adesso escono assieme e magari forse in una sera di circa mille anni fa il giovane cavaliere la chiederà in sposa… Che qui il nostro menestrello potrebbe anche raccontarvi che nelle favole poi si vince sempre, che le favole servono a ritrovarsi perché non ci si perde mai a caso, che però tutti possiamo essere i protagonisti della nostra, di favola. Ma voi tanto lo sapete già, vero?

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