Elsa

Il suo nome era Elsa ed era una guerriera.

I fans della new age la chiamerebbero “Guerriera della Luce”. Ma i fans spesso non sono proprio così aderenti alla verità: a loro non importa, la verità ma solamente quello che desiderano vedere. Elsa non era interessata a cosa si poteva dire o inventare della sua vita, lei era semplicemente guerriera di se stessa e di tutto ciò in cui credeva.

Non immaginatevi però una  maschia che va avanti ad anabolizzanti e bistecche di 500 grammi con vestiti estremamente aderenti orditi nel metallo fuso. Nulla di tutto ciò. Lei era una piccola esile femmina dagli occhi così grandi da poter vedere più di chiunque altro. Occhi così belli da commuovere. Era una guerriera non perché tirasse bombe a mano sui nemici o isolasse in torricciuole maghi cattivi ma perché NON si arrendeva mai e NON perdeva mai di vista se stessa. Lei era capace di sconfiggere un regno nemico, di salvare un principe in agonia, semplicemente camminando fino al luogo in cui era necessario arrivare con serenità e un sorriso e, certo, qualche volta se necessario una buona spada e uno scudo magico.

E come faceva? Camminare tra Kalashnikov furenti e bombe carta urlanti? E come è possibile?

Beh guardatela: lei non è una provocante bambola, non è bionda, ma è decisamente decisa, ferocemente convinta e quando un guerriero (avete presente gli uomini alfa, quelli che combattono, difendono il territorio, salvano il paese o si svendono per una rendita a vita? Avete presente Rambo? Ecco quel guerriero lì) si trova di fronte una visione che non rimanda odio ma serena convinzione, che rimanda solamente la semplice volontà di arrivare dall’altra parte (qualunque sia l’altra parte), lui, il guerriero in questione, la lascia passare.[1]

Elsa era così, non aveva bisogno di odiare, aveva bisogno solo di credere.


Lei era Elmo e Scudo.

Era invincibile.

Era Bellissima.

Ne sanno qualcosa tutti i principi che lei salvò e che si innamorarono perdutamente. Ma non era ancora arrivato quello giusto.

Ve l’ho detto, lei era una guerrigliera, mica una Raperonzolo qualunque.

 

[1] MOMENTO PEDAGOGICO: Un pò come quando qualcuno vi tratta male gratuitamente (e se non vi è mai capitato, siete fortunati, dato il numero di frustrati che riempie le nostre giornate e il mondo). Comunque questa persona vi tratta male e se voi rispondete, agite, reagite vi ritrovate avvelenati e soffocati da questa sorta di cattiveria gratuita. (vi faccio un esempio – incontrate un’amica e vi ritrovate a parlare di vestiti e lei vi dice “beh si sai io ho gusto e non metterei mai il verde acido con il viola, mi vergognerei a uscire. A proposito come sta il tuo fidanzato? ho proprio voglia di vederlo, si vede che mi adora!” (ovviamente voi siete vestite di verde e viola e il vostro fidanzato ha visto l’amica in questione una volta sola). A quel punto potete scegliere se odiarla, risponderle per le rime o ridere della sua frustrazione. E vi assicuro che riderne, che ribaltare la realtà lascerà quella persona di stucco, bloccata nella mancanza di soddisfazione e non potrà far altro che retrocedere. Perchè in fondo, quello che ci serve è solo un po’ di sicurezza in noi e una sana dose di menefreghismo. Quel/la poveretto/a ha bisogno di ferire per sentirsi meglio, per dare un senso alla sua mancanza di fiducia o di qualsiasi altra cosa sia ma davanti ad un’alzatina di spalle, una ridicola risata, si arrenderà e morirà soffocato dal suo stesso fiele come un indemoniato davanti all’Arcangelo Gabriele.

PURTROPPO LA SCRITTRICE STESSA NON E’ MAI RIUSCITA A REALIZZARE QUESTO COMPORTAMENTO COSTRUTTIVO, LA SCRIVENTE E’ UNA MAGA NEGLI ATTEGGIAMENTI DISTRUTTIVI, PURTROPPO.

Umberto e Ulla o del potere di Uno Sguardo

Umberto non credeva nell’amore e sopra tutto il suo Super Enorme Mastodontico EGO non poteva sopportare di amare qualcuno più di quanto amasse se stesso.

Insomma questo Umberto era

felice

simpatico

bellino

interessante.

Ed era tutte queste cose perché amandosi molto, adorava leggersi i libri più interessanti, ascoltare la sua voce dire battute divertenti e ironiche, guardare di sbieco negli specchi il suo fantastico riflesso e gli amici, nonché suoi cavalieri (eh si perché oltre tutto era pure un principe con tanto di calzamaglia azzurra e cavallo bianco latte), lo adoravano (anche perché se non veniva adorato aveva il brutto vizio di mandare alla gogna il malcapitato) e i reali genitori lo vezzeggiavano come solo i genitori italici sanno fare:

hai quarant’anni e non hai ancora trovato la donna adatta? Beh è normale con tutte ‘ste femmine di facili costumi meglio la tua mamma che lei sì che ti sa stirare le camicie!!!

Vivi ancora nella tua cameretta di quando avevi 10 anni? E che male c’è? Così mamma sa sempre che dormi in lenzuola pulite e stirate di fresco!

Insomma una reale vita di agi, coccole, pasta al forno il venerdì e minestrina la domenica sera, bevute, feste, danze, discoteche, aperitivi. Tutto perfetto: lui al centro dell’attenzione, le donne che gli morivano dietro, poesie d’amore nelle tasche della calzamaglia e numeri di telefono scritti con il rossetto sul braccio.. Fino a quando non incontrò uno sguardo, lo sguardo di una femmina: un animale bellissimo che dopo averlo guardato semplicemente svenne. Successe un venerdì sera nel pub più trendy del regno; Umberto stava guardando il suo riflesso allo specchio posto di fianco al bancone quando incrociò gli occhi di questa femmina intensa come solo il caffè di prima mattina e la vide svenire.                                                               Lui corse verso di lei e la soccorse, chiamò un ambulanza, la adagiò sulla barella e desiderò di perdersi sulle sue labbra: coma etilico, dissero i dottori.

Lei si chiamava Ulla, si venne a sapere, ed era sposata con il vecchio guardiacaccia del bosco incantato. Ovviamente il suo non era stato un matrimonio d’amore (lui aveva pagato il mutuo della casa dei di lei genitori e loro, per sdebitarsi, gli avevano dato la figlia in sposa) e la giovane non aveva trovato altra fuga che l’alcool e quando vivi con un uomo che non ami in un luogo che non ami e hai dei genitori che ti hanno praticamente venduto andare in coma diventa un meraviglioso futuro ma ci si sveglia sempre, ad un certo punto e infatti Ulla aprì gli occhi esattamente 2 (d.u.e.) anni dopo. Due anni in cui Umberto non si staccò mai dal suo letto.

Adesso vorrei sorvolare sui terribili trucchi e marchingegni utilizzati dalla di lui madre, la regina, per eliminare la concorrente al cuore del figlio: ciò che conta è che non ce la fece. Il ragazzo per la prima volta, si voleva occupare di un altro essere vivente, sentiva un friccicore strano nel cuore, uno spostamento d’aria nella pancia e non provava più quel piacere paradisiaco a guardarsi. Di conseguenza, il principe capì che non poteva perdere quest’angelo, questa creatura che era riuscita nella difficile arte di essere il suo primo e ultimo pensiero della giornata. Contattò quindi il guardiacaccia e gli impose il divorzio e poi pensò ai preparativi per il loro matrimonio.

Eh si dovete scusarlo, era così egocentrico che non pensò mai in quei due anni, ma proprio mai, che a) la giovine avrebbe potuto non svegliarsi e che b) forse non avrebbe voluto sposarlo. Ma si sa, stiamo sempre parlando di un principe, figlio unico e per più di madre italica.

Ulla si svegliò e si trovò divorziata e in procinto di sposare un altro uomo e per l’ennesima volta senza averlo scelto! Un risveglio che la catapultò nel panico totale che fu placato solo con dosi massicce di oppio e lidocaina via intramuscolo.

A quel punto, calma e sedata guardò lui, l’Umberto, e le piacque, perché al di là di quell’immenso ego che lo caratterizzava vide un cuore buono, un sorriso dolce, un corpo aitante che nemmeno i Bronzi di Riace e una collezione intera di MIU MIU.

I miei informatori mi dicono che lei ora è una regina molto amata e molto ben vestita e che loro due (Lei e l’Umberto), sono molto felici.

Adorabile Incompresa

Era adorabile come un soufflé di cioccolato.

Incantevole come una rosa appena sbocciata.

Melodiosa come il canto di un pettirosso

e sublime come il suono di un violino, suonato dal migliore violinista del mondo.

Era la principessa, futura regnante del regno di Lombardia.

Aveva solo un difettino e un problemuccio.

Cose di poco conto quando sei la più ricca del reame, protetta da un esercito intero e vedi solo gente finemente selezionato coni metodi più all’avanguardia (il più di moda era  il test con le macchia di Rochard).

Il difetto era che lei, la principessa bella più di Naomi Campbell, era così stupida da non solo sbagliare tutti i congiuntivi, ma persino non riuscire a comprendere frasi più complesse di un: tu+come+stai+?

Il problema era che, sempre la principessa, soffriva della sindrome di Tourette. Eh si così oltre ad essere per tutti incomprensibile, ogni 3 fantaparole (perché capirne il significato ormai era diventato un gioco a premi nel reame intero) urlava una parolaccia e un calcio.

Miei cari, come voi e io sappimao questa sindrome si può curare con la terapia e milioni di perosne nel monod conosciuto e non riesce a sopravivere e ad avere una vita sociale e amorosa ma la nostra principessa no.

Vedete, lei non capiva il significato delle parole che le venivano dette quindi non poteva né decidere di curarsi, né essere curata poiché non capiva.

E non sto scherzando.

Insomma non si sapeva cosa fare, si sa, una principessa che non capisce la differenza tra un’espressione figurata e la realtà o che ha qualche problemino di comunicazione, non è di per sé un grave problema e non lo sarà mai fino a che rimane una principessa ma lo diventa nel momento in cui dovesse salire al trono.

Ma ve lo immaginate, dico, il messo della Padania che arriva per conferire sulla situazione dei trasporti e si trova davanti una regina che non solo ha reali, grandissime, difficoltà a comprenderlo ma che oltretutto non è neanche comprensibile e ogni tanto lo insulta in modo, troppo, molto comprensibile? Guerra, amara guerra dopo la seconda parola sbagliata.

Il reale padre davanti a questo catastrofico futuro

 assunse un interprete che aiutasse la principessa a comprendere chiunque le parlasse e che potesse “ammorbidire” e tradurre le espressione della giovane ai questuanti.

Il fatto è che l’interprete prima di poter aiutare la principessa, dovette imparare a capirla, la principessa.

A cosa servono le Favole?

Le favole non dicono ai bambini che esistono i draghi, i bambini già sanno che esistono, le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere uccisi.

Gilbert Keith Chesterton (via jishisonson)

Efigemia e il concetto di Contusione

Scansiona 16

C’era una volta una giovane femmina, che nascondeva dietro folte ciglia l’insopportabile paura di non essere abbastanza. E come tutti gli esseri umani che hanno paura di non farcela, lei, la nostra eroina, si accontentava di piccole briciole, di sassolini abbandonati, di sguardi tagliati e ci costruiva castelli, strade palazzi… Ed eccola allora indossare un abito troppo largo, vestirsi con scarpe abbastanza basse da non superare mai il livello medio di anonimia, nascondere le mani nelle maniche, e sorridere mesta, ridere di fronte alle critiche e riempire un vuoto frustrato con bignè al cioccolato. Insomma quello che mille e mille persone fanno ogni giorno, chi per il motivo giusto e chi per il motivo sbagliato. Che poi che vuol dire sbagliato? Sbagliato lo diventa solo quando si fa qualcosa contro natura. E dovete saper che per Efigemia, così si chiamava la nostra splendida femmina contusa e confusa, era sbagliato. Era sbagliato perché Efigemia voleva fare la rockstar, voleva sentire il rumore della folla sotto i piedi, voleva vestirsi di lustrini e mettere scarpe troppo alte, sorridere che manco un faro della mercedes e urlare le sue parole. Ma la nostra eroina aveva un problema: oltre ad essere stonata, essere un perito aziendale, non sapeva neanche scrivere né disegnare e tantomeno suonare anche solo un campanello, non credeva in se stessa. Che fare quindi? Eh nulla, cosa vuoi fare? ti accontenti. Poi un giorno di fronte all’ennesima luna scialba capì che lei queste lune scialbe non le voleva più vedere, che sì, sicuramente, la rockstar forse non sarebbe riuscita a farla ma che poteva almeno fare qualcosa di meglio per sé e questo pensiero crebbe dentro lei giorno dopo giorno fino a che non riuscì più a contenerlo nel suo corpo e la potenza di un pensiero si mise in atto. Furono piccoli cambiamenti come un paio di decoltè tacco 11, una giacchetta di lustrini il sabato, un mascara per fare spazio agli occhi, un risata di cuore, un rossetto rosso fuoco, un commento sagace al posto del solito silenzio, qualche frase che divenne un racconto… Piccoli cambiamenti dell’anima che divennero carne e colore e umore e odore. E dopo molto tempo, perché i cambiamenti necessitano tempo, tanto tempo amici, Eufigemia decise che era ora di rischiare. Questo avvenne qualche giorno fa, troppo presto per parlarne, per rovinare l’azione con l’energia che va tenuta dentro le membra per dare forza allo slancio. Questo ve lo racconterà lei tra un po’. Il tempo del coraggio e del rischio ha il diritto del silenzio che si dedica ad una preghiera. E noi, ora non possiamo far altro che trattener il fiato, concentrarci sullo scatto del muscolo per vederla prendere la rincorsa e provarci.

Hildebranda o Della Passione. Qualunque essa Sia.

Hildebranda

C’era una volta una principessa di una bellezza sensuale e sconvolgente (il ritratto sopra purtroppo non è veritiero ma il pittore cui fu commissionato era un amante abbandonato… quindi potete capire ben da voi che si vendicò attraverso la sua arte).

Il suo nome era Hildebranda.

Ella era così attraente e sensuale da non poter neanche fare una passeggiata senza essere essere assalita da qualunque uomo la vedesse! IL malcapitato infatti appena ne scorgeva le movenze veniva afferrato-assalito da un tale desiderio di possederla e diventarne lo schiavo che le correva incontro e iniziava a parlare con la lingua dei poeti. E così era ogni volta ma non durava a lungo aimeh! Bastava infatti che lei alitasse un ringraziamento o il suo nome perchè il giovane -o vecchio o maturo o bambino- cadesse in un sonno profondo e disgustato per il resto della vita. Tutta colpa dell’aglio!

Eh sì, perchè la nostra principessa estremamente irresistibile adorava l’aglio e non poteva fare a meno di mangiarlo: ne mangiava di continuo tanto che gli effluvi uscivano addirittura dal castello. Gli effetti erano sì tanto tossici da aver creato un regno di sole donne – le femmine si sà, hanno una resistenza maggiore e poi volete mettere un regno di libertà assolute dove puoi sparlare parlare litigare fare pace e colloquiare come vuoi perchè tanto hai davanti a te alter femmine squilibrate e non maschi monocellullari che hanno bisogno della spiegazione del singolo comment perchè mai ‘na volt ache ci arrivino a capire???.

Il problema dell’odore, del regno di sole femmine etc non era tanto delle alter ma della principessa che sembrava destinata alla verginità a vita. Le sue damigelle o vassalle o contadine infatti potevano espatriare per sempre o per frequenti vacanze sentimental-sessuali.  Nessuna però decideva per l’espatrio poichè amava la libertà  e le possibilità che ne scaturavano, a meno che non subentrasse la decisione di un matrimonio, che portava la giovane a lasciare il reame. Beh la nostra Hildebranda non poteva manco questo: lei manco una gitarella poteva fare; non accadeva mica che il suo alito per magia si depurasse superati i confini! Figurarsi, mica viveva nelle favole, lei!!

La sofferenza e la vergogna della principessa non attenuavano però la sua passione per l’aglio e anzi più soffriva  e più ne mangiava!

Accadde conil tempo che la sofferenza diminuì sempre più fino a diventare un piccolo ricordo ridicolo e buffo.

Il giorno in cui la giovine pensando alla tristezza provata ne rise, capì che ora iniziava una nuova vita e che il suo diritto e dovere era di essere felice. Per editto reale ordinò che l’intero regno fosse coltivato a aglio e mise in piedi una prolifica azienda di produzione e vendita al dettaglio di questa profumosa radice.

Questa è la favola di una principessa che è ancora in vita (sono conosciute in tutto il mondo le virtù medicamentose e antibiotiche dell’aglio), sta bene senza un uomo e che fa ciò che più ama. Ordunque incredibilmente felice  e soddisfatta.

P.S: le dettrattici della suddetta vanno in giro a dire che non è vero e che basta sentire le sue sfuriate isteriche o i peli nel naso per capire che non è così felice..ma lei dice che sì invece. E noi abbiamo deciso di crederle. Ci sarà tanto sempre qualcuno che vede più in là o più in quà e a nostro avviso una persona ha il diritto di raccontarsi la propria favola: vera o meno che sia.

Guglielmina – Apologia di una Strega Cattiva

Ovvero di come nascono le streghe cattive, a volte.
Ovvero di come nascono le streghe cattive, a volte.

Lei è Guglielmina. La sua storia iniziò il giorno in cui decise di lasciare il suo regale, amato fidanzato, Goliandro.

Successe semplicemente così, che una notte la sua lucina anti-oscurità si ruppe e la nostra eroina cadde nel panico e lui, semplicemente la vide, la abbracciò e tranquillizzò.

Dal canto suo, la nostra eroina davanti al palesarsi di questa sua debolezza, provò una tale e tanta vergogna da decidere di non volerlo più (il fidanzato, non il buio che va bene che era ricca e potente ma non così tanto da cancellarlo, il buio).

Come avrebbe potuto infatti continuare a recitare la parte della femmina sicura di sé, che sa sempre quello che vuole, che è indipendente.. come avrebbe potuto ora che lui l’aveva vista tremante e singhiozzante, spaventata?

Doveva lasciarlo, ma come? Non poteva certo dirgli che non sopportava di apparire insicura e spaventevole, non poteva ammettere la sua insicurezza e allora che dire se non che non lo amava più? E per rendere il concetto più reale, gli tolse l’arciducato, i cavalli e lo cacciò dal regno. Fece tutto questo per sentirsi più forte e più donna indipendente di qualunque femmina del regno. Povera povera povera stolta.

Che tristezza, che melanconia, che buio nel cuore che provava però! Certo lei aveva le sue dame di compagnia che organizzavano feste, concerti, balli, giochi proibiti, ed ebbe invero svariate storielle d’amore in cui lei era sempre la più indipendente, e la più interessante ma che noia. Ma vi immaginate la fatica di non permettersi mai di essere se stessi? Il dolore di amarsi così poco da pensare che se anche solo per un secondo sei un poco più vera, sia una vergogna?

Vorrei potervi dire che lei comprese quanto insulso fosse questo continuo nascondere l’insicurezza, quanto liberatorio fosse farsi consolare, condividere le paure, saper perdere, a volte..Vorrei potervi dire che  che rincorse Goliandro e che lo trovò e gli raccontò tutto con i balbettii del caso. Ma non posso. Lei non lo rincorse, non ne ebbe il coraggio.

E alla fine, si trasformò in una strega cattiva. Perché a volte capita che le streghe cattive siano solo principesse tristi e spaventate.

Ma se solo Goliandro fosse un poco meno contemporaneo, un poco meno maschio sensibile e deluso, un po’ più uomo alfa.. Insomma se almeno lui credesse di più nel loro amore, beh gli basterebbe prendere il cavallo fedele che vaga con lui per le campagne e andarsela a riprendere, la sua principessa, per liberarla dalla sua prigione. Ma Goliandro, al momento piange, sotto un albero di limoni.

Furtalina o dell’Aspirazione all’Incanto

E lei pensava con filosofia che la filosofia necessita di una grande coerenza e di estrema forza per diventare qualcosa di più di morta parola e agire. A lei piaceva di pensare che sì, le parole e i pensieri e le emozioni agiscono il mondo: strati di desideri sedimentati che sanguinano e risvegliano lo sguardo. Ecco il motivo delle sue emozioni piangenti e di quegli attimi di dolore, era allora che iniziava la lotta per rendere vero un desiderio, era allora che il dovere della realtà si scontrava con il dolore di un desiderio. E chi vinceva in questa guerra di sangue dipendeva solo da lei, ed era per questo che amava le favole, perché nelle favole vince sempre chi ha coraggio.
E lei pensava con filosofia che la filosofia necessita di una grande coerenza e di estrema forza per diventare qualcosa di più di morta parola e agire. A lei piaceva di pensare che sì, le parole e i pensieri e le emozioni agiscono il mondo: strati di desideri sedimentati che sanguinano e risvegliano lo sguardo. Ecco il motivo delle sue emozioni piangenti e di quegli attimi di dolore, era allora che iniziava la lotta per rendere vero un desiderio, era allora che il dovere della realtà si scontrava con il dolore di un desiderio.
E chi vinceva in questa guerra di sangue dipendeva solo da lei, ed era per questo che amava le favole, perché nelle favole vince sempre chi ha coraggio.

Gioacchina Maria Giuseppina in Quel di Palmare IV ovvero la morte della Fantasia

Era una Principessa, aveva un nome lunghissimo ed era pure caruccia, beh non solo caruccia in realtà era l’invidia di zie, cugine, amiche e cameriere: era uno schianto, ovunque lei guardasse gli uomini le morivano ai piedi. Era insomma la classica femmina che si può permettere di non pensare quando parla perché tanto nessuno se ne accorge. Aveva insomma tutte le fortune ma non era soddisfatta: lei voleva fare la Velina, era il suo più ardente sogno. Purtroppo però nel suo regno ‘La Televisione’ non esisteva e invero non si riusciva neanche ad attivare un programma che fosse uno poiché era proprio l’apparecchio TV a non essere venduto, o meglio si tentava di venderlo ma nessuno lo comprava. Ops, scusate, uno che l’aveva comprata c’era: Gioacchina. Mannaggia proprio a lei doveva capitare il regno con il quoziente d’intelligenza pro-capite più alto del mondo conosciuto? E poi scusate che te lo leggi a fare un libro quando potresti vedere una fanta.sti.ca. velina sculettare da un invitante schermo? Purtroppo a questa domanda le genti (perfino i regali genitori!) la guardavano con pena, profonda pena. Povera principessa, era troppo avanti per questi selvaggi!
Era una Principessa, aveva un nome lunghissimo ed era pure caruccia, beh non solo caruccia in realtà era l’invidia di zie, cugine, amiche e cameriere: era uno schianto, ovunque lei guardasse gli uomini le morivano ai piedi. Era insomma la classica femmina che si può permettere di non pensare quando parla perché tanto nessuno se ne accorge.
Aveva insomma tutte le fortune ma non era soddisfatta:
lei voleva fare la Velina, era il suo più ardente sogno.
Purtroppo però nel suo regno ‘La Televisione’ non esisteva e invero non si riusciva neanche ad attivare un programma che fosse uno poiché era proprio l’apparecchio TV a non essere venduto, o meglio si tentava di venderlo ma nessuno lo comprava. Ops, scusate, uno che l’aveva comprata c’era: Gioacchina.
Mannaggia proprio a lei doveva capitare il regno con il quoziente d’intelligenza pro-capite più alto del mondo conosciuto? E poi scusate che te lo leggi a fare un libro quando potresti vedere una fanta.sti.ca. velina sculettare da un invitante schermo?
Purtroppo a questa domanda le genti (perfino i regali genitori!) la guardavano con pena, profonda pena.
Povera principessa, era troppo avanti per questi selvaggi!

Silvana o della Liquidità del Coraggio

Silvana

Ecco a voi, Silvana.

Sì, lo so, sta dormendo. Invero le capita sempre, le accade in particolare quando è di fronte all’uomo che ama, alla nonna che la giudica, al padre che la sgrida e all’insegnante che la interroga.

I medici di corte l’hanno nominato “sindrome da stress compulsiva”.

Silvana dovrebbe avere 35 anni ma non è certo

Ma vi rendete conto?! 35 anni e non uno straccio di ragazzo, non una macchina, non un’amante, un bambino, un lavoro moderno e avventuroso, manco una parrucchiera di fiducia. Nulla! Ma proprio nulla!

L’età è incerta per una serie di singolari fatti riassumibili in due punti:

Punto 1. Lei si stressa per tutto: dal decidere il colore del vestito per le udienze di routine allo scegliere cosa mangiare. Ergo si addormenta. Ergo ha la pelle più liscia e rilassata di un bimbo. Ergo non si capisce quanti anni possa avere.

Punto 2. La madre soffriva della stessa sindrome e quindi nel momento del parto dormiva della grossa. Si lo so che direte: ospedale, dottori, infermiere, fate turchine, il re marito etc.. Tutti testimoni oculari. Ebbene no, ma proprio no: nessuno. Si dà il caso che la regina madre, la partorì lontano da palazzo in una casa nel mezzo del bosco (in seguito a furiosa litigata con il re marito. Litigata di cui lei nulla ricordava -caduta in letargia dopo la prima frase – ma per principio aveva deciso di abbandonarlo), e quando tornò al castello, dopo qualcosa come tre anni, non fu possibile risalire alla data di nascita della bimba.

Provate voi ad addormentarvi ogni volta che qualcosa colpisce la vostra fantasia o vi preoccupa o vi stressa o anche solo vi piace. Provate! E poi voglio vedere se ci impiegate meno di 3 anni a tornare a casa con bimba appresso, e meno male che pure lei si addormentava se no l’avrei persa non so dove.. E sono stata fortunata ad aver incontrato quel gentilissimo guardiacaccia che mi era sempre accanto quando svenivo. Ah, senza di lui non so come avrei fatto. Dovremo regalargli un regno per la disponibilità, non trovi caro?”

A onor del vero la nostra Eroica Eroina ha accettato la sua situazione con la dovuta dignità richiesta da una futura regina e si è anche iscritta a vari corsi di yoga, catwalk per modelle, strip-tease, trucco per principianti, agopuntura, massaggi thailandesi, nuoto non a scopo agonistico per cercare di aumentare la sua resistenza allo stress. Tutto però si è rivelato inutile: si addormenta appena capisce che di essere guardata e giudicata. E siccome parlare, definire, implica sempre un giudizio.. beh con la giovane si può solo parlare delle previsioni del tempo, di luoghi comuni, pettegolezzi, fatti storici e geografia. Questo purtroppo significa che Silvana può tenere conversazione solo con anziani signori di corte, dotti, laureati con la tendenza alla noiosità compulsiva, ma certamente non con coetanee, dame di compagnia o similaria. Ma ve lo immaginate?! Lei, in mezzo alle amiche a parlare di vestiti e appena una di loro dice “stasera” + “gran ballo” nella stessa frase oppure lui+te, ecco che Silvana ti cade stecchita dormiente per 5 giorni???? Beh meglio evitare, pensava lei; fino a ieri.

Fino a ieri.

Ieri ha incontrato un uomo che l’ha guardata di quello sguardo che almeno una volta nella vita ogni donna ha ricevuto: uno sguardo che è puro desiderio liquido. Ieri per la prima volta lei ha guardato negli occhi un uomo e non si è addormentata, ma ha ricambiato lo sguardo. Ieri lei ha parlato con gli occhi tutti. Ieri non ha avuto paura. E continua a non averla.

Che sia guarita? Ancora è presto per dirlo ma sicuro è che ora corre sorridendo, saluta tutti e non sviene quando entra nei negozi e non si addormenta davanti ad una battuta, come se quello sguardo l’avesse posta al centro del mondo e risvegliata dallo stato comatoso in cui si era relegata. Silvana non ha più paura e non importa se non vedrà più quell’uomo, non importa, perché il ricordo di quel desiderio le si è tatuato nella bocca dello stomaco,

il resto sono solo manfrine. Lei ora è felice. Fino a quando non importa, per il ‘poi’ c’è sempre tempo, non trovate?

. (non è mio ma era così meraviglioso che non potevo non pubblicarlo.)

laurark:

Moby Dick.

Ada o dello Sguardo

Ada

 

 

Ada aveva 25 anni e lo sentiva tutto il peso di questi venticinque anni, che le premeva sulle ossa, impediva ai polmoni di muoversi liberamente, lo avvertiva la mattina quando lo vestiva, il suo corpo stanco e inerte, quando lo trascinava per le strade, nella fatica di portare un piedi di fronte all’altro e di alzare il viso per salutare le amiche della madre, la pettegola del palazzo che se non la saluti allora si vede che sei cresciuta male, che povera madre guarda che sfortuna che ha avuto, una figlia sempre triste, sempre vestita di nero, sempre silenziosa, eh si secondo me è drogata, anzi è certo, non ha notato cara come muove le mani? E poi non le sembra che abbia lo sguardo sempre velato? E poi scusi ma le pare normale una ragazza che se la guardi troppo, la osservi diciamo, quasi si spaventa e deve scappare via?

Ada non lo sapeva cosa aveva, lo sguardo di un estraneo la turbava quasi temesse di poter essere smascherata, che quegli occhi avrebbero potuto leggere la verità delle sue manchevoli mancanze.

Ma che fare se tua madre è la custode di un comprensorio di sette palazzi, se ti è stato insegnato che devi salutare, che devi essere gentile, che devi dare il buon esempio, che siccome nel cortile dei palazzi è vietato andare in bicicletta, a te non è mai stato insegnato  che la figlia della custode dà il buon esempio anche quando tutti i bambini del circondario vengono nel tuo cortile a fare le corse con le loro biciclette rosa, blu, belle, bellissime, luminose e piene di campanelli.. Che fare se non puoi chiuderti in casa perché devi andare a scuola, mica vorrai fare la fine di tua madre?

Che fare se esci ogni mattina che dio ha mandato in terra in un mondo di grigio e cobalto che ti acceca e terrorizza?

Semplice. Cerchi una spada, uno scudo e un’armatura: un paio di occhiali da sole, con le lenti più scure che trovi. Un paio di occhiali come fossero la coperta dell’invisibilità da tenere addosso in ogni occasione, un paio di occhiali che ti permettano di osservano la genti senza che loro osservino te.

Era stato un regalo della zia Adele poco prima del suo venticinquesimo compleanno, erano in una scatola di cartone duro come il legno, chiusi in una carta velina color panna e legati da un nastro di raso che tratteneva un biglietto scritto a mano, parole come tracciati di guerra, scrittura irregolare per dirle “se il mondo ti fa paura, non è necessario scappare. A volte basta solo imparare a difendersi”

E lei lo imparò,  a difendersi, a mettersi in trincea con il bazuca sempre carico stretto tra le braccia, una smorfia di tensione continua eppure anche un poco serena, perché dalla trincea, nella tua comoda buca con il tuo fucile pronto a salvarti dai cattivi, puoi permetterti di guardare fuori e di vedere, di pensarlo questo pazzo mondo. Ecco cosa erano per lei i suoi nuovi occhiali dalle lenti così nere che manco una notte in pieno cortocircuito: erano la trincea in cui nascondersi, il fucile da imbracciare.

Non vale neanche la pena di dire che gli occhiali non li toglieva proprio mai e li teneva sia di inverno che d’estate e che grazie a loro imparò una molteplicità di nozioni sul mondo che la circondava. Ad esempio che anche gli altri hanno paura, quando sono in metro  e stringono la borsetta sulle ginocchia o dal modo in cui NON sorridono mai, che siamo un popolo stanco ma così stanco che basta sedersi in un vagone del treno perché  cadiamo addormentati manco avessimo mangiato la tanto temuta mela di biancaneve, che la maggior parte delle 30enni è scontenta e questa infelicità è raccontata dalla piega che prende la palpebra di qualche grado più in basso rispetto alla forma naturale, dalla bocca eternamente dritta senza nessuna rughetta da sorriso, che quasi tutti hanno fretta  e allora vedo piedini picchiettare sul pavimento, sbuffi manco fossero loro i treni in arrivo appena hai un anziano che ti intralcia il cammino…

Si rese conto che la bellezza non sta solo nella perfezione delle linee di un corpo o di un volto ma nella magia di un movimento, nell’incontenibile fascino di una smorfia e si innamorò. Si innamorò del mondo.

Berenice de Stratos o delle Meraviglie della Volontà

Il 4 aprile 1450 fu indetto il primo concorso di bellezza della storia, e siccome era d’obbligo indossare almeno un capo pulito e possibilmente nuovo solo l’aristocrazia poteva parteciparvi. Ergo fu il concorso di bellezza delle principesse e arciduchesse. Neanche una panettiera o una studentessa. No. Tante accorsero con i loro corsetti di seta e le gonne di piume di struzzo, tante parlarono del bisogno di mandarini per tutti, della necessità della pace del mondo, del rigore impartito dal lavoro all’uncinetto… Insomma verità inconfutabili. Ma poi una sola vinse. Berenice de Stratos. Cicciottella, arrogante, cinica, fumatrice accanita e gran pettegola, ma vinse, acclamata all’unanimità. Vinse perché le aveva eliminate tutte, le concorrenti, una per una: Gutalax nel frullato di fragole. A tutte.
Il 4 aprile 1450 fu indetto il primo concorso di bellezza della storia, e siccome era d’obbligo indossare almeno un capo pulito e possibilmente nuovo solo l’aristocrazia poteva parteciparvi. Ergo fu il concorso di bellezza delle principesse e arciduchesse. Neanche una panettiera o una studentessa. No.
Tante accorsero con i loro corsetti di seta e le gonne di piume di struzzo, tante parlarono del bisogno di mandarini per tutti, della necessità della pace del mondo, del rigore impartito dal lavoro all’uncinetto… Insomma verità inconfutabili.
Ma poi una sola vinse.
Berenice de Stratos.
Cicciottella, arrogante, cinica, fumatrice accanita e gran pettegola, ma vinse, acclamata all’unanimità.
Vinse perché le aveva eliminate tutte, le concorrenti, una per una: Gutalax nel frullato di fragole. A tutte.

Tolomea o la Forza Centrifuga delle Parole. A volte.

Tolomea, così si chiamava questa giovane principessa sempre un poco fuori fuoco come se a guardarla troppo gli occhi iniziassero a fare male e i colori si sovrapponessero. Una femmina curiosa, affabile ma così noiosa, così noiosa, così INCREDIBILMENTE NOIOSA che neanche Trombolo, il più attempato latin lover del borgo riuscì a starle a fianco più di CINQUE minuti CINQUE. Insomma essere fuori fuoco era il minore dei di lei problemi. Il Minore.
Tolomea, così si chiamava questa giovane principessa sempre un poco fuori fuoco come se a guardarla troppo gli occhi iniziassero a fare male e i colori si sovrapponessero. Una femmina curiosa, affabile ma così noiosa, così noiosa, così INCREDIBILMENTE NOIOSA che neanche Trombolo, il più attempato latin lover del borgo riuscì a starle a fianco più di CINQUE minuti CINQUE. Insomma essere fuori fuoco era il minore dei di lei problemi. Il Minore.

Gioacchina La Procace

Ramona

 

Un giorno di pioggia un giovine ardimentoso e indaffarato incontrò una giovine procace e altrettanto ardimentosa, tanto ardimentosa che, appena lo vide decise che lo voleva e cosa c’è di meglio per prendersi ciò che si apprezza se non dirlo chiaro e tondo?!

“Eih tu strepitoso come ti chiami? Io sono Gioacchina Principessa dei 2 Regni e Mezzo. E tu? Non ti ho mai veduto in giro. Stasera le mie dame di compagnia, Gina e Gigia, mi hanno organizzato una festicciuola intima nel castello di Genova, hai presente? Quel colosso che si vede da tutte le strade? Non è che ti andrebbe di venire?”

Il nostro ardimentoso, preso alla sprovvista, intrigato e piacevolmente sorpreso che una principessa tanto bella a lui parlasse, dopo un attimo di sgomentato silenzio accettò:

“Em, grazie. Il mio nome è Giuseppe, sono il cavaliere errante del Regno di Genere. Effettivamente è un po’ che non vado ad una festa e mi piacerebbe proprio. Ora vado che mi hanno detto che c’è una donzella su una torre infuocata e temo di essere l’unico in grado di salvarla.”

Ovviamente quella sera si videro, parlarono poco e si baciarono molto. E poi più nulla, perché si sa che spesso ciò che si ottiene facilmente non viene apprezzato abbastanza e fu proprio un peccato perché se si fossero dati una possibilità la loro sarebbe stata LA storia d’amore per eccellenza.

Accadde invece che Giuseppe, qualche tempo e un centinaio di torri infuocate dopo, conobbe una panettiera riottosa e timida mentre Giuseppina incontrò  e perse la testa per un macabro, misterioso e silenzioso Arciduca.

Fu così che entrambi vissero, tra alti e bassi, in luoghi differenti, un poco felici e un poco scontenti perché non tutto quello che sembra complicato e difficile poi da davvero al felicità. Ma ci fu un poi e vi basti sapere che dopo quel “poi” furono finalmente contenti e pure, sì, pure felici e magari insieme, perché no?

Saluzza e L’ascolto ossia di come si può amare un Salvatore Qualunque.

Saluzza

A volte si guardava in giro e sgranava gli occhi perché quello che pensava di vedere non era MAI quello che vedeva.

Quello che vedeva erano tuoni quando si aspettava fringuelli cinguettanti e raggi di sole, urla e strepiti invece di sorrisi e carezze, fulgore al posto di rasserenante azzurro.. Saluzza era così: non sapeva leggere i segnali del mondo.

Il mondo la feriva con la sua concreta furia come un coltello in pieno sterno e la lasciava tramortita lì, immobile a chiedersi come mai, cosa era successo, perché lei non lo aveva capito. Si dà il caso che la nostra giovane femmina fosse bella, sensibile e intelligente ma la sua sensibilità, la sua “animalità” non erano in accordo con la sensibilità di chi aveva di fronte, era come se lei ascoltasse una sua propria musica e sulla base di questa giudicasse e agisse nel mondo.

A Saluzza piaceva Salvatore: uno non più bello della media, non più intelligente della media, decisamente logorroico ma così logorroico che le piante gli morivano tutte per suicidio assistito (assistito dai suoi fiumi di parole), a 38 (t.r.e.n.t.o.t.t.o.) anni ne dimostrava intellettualmente venti anno più, anno meno, uno che aveva un rapporto d’amore viscerale solo con il suo accendino e con facebook. Insomma, diciamolo chiaramente, il classico uomo inutile e pure un poco palloso ma a Salluzza piaceva e le piaceva così tanto da vederlo Intelligente, Maturo, Profondo, Interessante eccetera eccetera. Insomma lei lo sospirava e adorava e lui godeva della sua adorazione, la stordiva di parole e poi si dava alla macchia (che per il sano sesso aveva altri giri, la volpe), lui cercava ascolto e Samba mentre lei voleva Pensiero e Tripudio di Armonie in do Minore. Avveniva così che lei interpretasse gli umori di lui come intemperanze date da un momento difficile, come riflessioni di un’animo tormentato mentre lui semplicemente si limitava a continuare vivere come voleva e sapeva.

Avvenne così che un giorno, Salvatore le scrisse una missiva in cui chiaramente e al di là di ogni possibile dubbio le faceva chiaramente capire che no, altro che animo tormentato, lui non voleva impegni, non voleva l’amore o meglio forse lo voleva ma non ora e non da lei, adesso lui voleva solo correre felice da fiore in fiore e godere del favoloso frutto dell’amore libero e passionale. Perciò “ciao e stammi bene”.

Dolore Agonia e Ineluttabile sensazione di essere proprio una pirla si impadronirono di lei. Io ero d’accordo soprattutto sull’ultimo punto. Ma non è che l’esperienza le srvì a molto, perchè sì, lei piangeva di frustrazione, di rabbia, di smarrimento e ti spezzava il cuore ma non capiva.

Saluzza non capiva che il mondo per capirlo bisogna ASCOLTARLO. Che l’amore, la parola non è teoria: è carne e certamente brucia, fa male ma fa anche bene e cura se ci si mette in gioco.

Ma la vera verità è che a lei non interessava. E’ faticoso giocare davvero, meglio rimanere delusi e continuare a raccontarsi la propria verità, meglio non rischiare, meglio cantarsi la propria sonata e poi rovinare a terra piangenti, perché questo dolore non sarà mai forte come quello che si prova se ci si mette davvero in gioco. Questo pensava Saluzza, in fondo a se stessa in quell’angolino in fondo allo sterno che la faceva agire. Lei era un’esteta e del mondo voleva solo un’impressione, voleva la sua personale favola e la sta ancora cercando.

Al moment, infatti, frequenta 4 (q.u.at.t.r.o.) volte la settimana lo stesso psicanalista di Woody Allen, ma purtroppo lei non è manco una registra, però sta pensando di diventarlo: insomma se non capisci il mondo allora lo interpreti: ineccepibile no?

 

Filippa

Filippa

**** Dovete sapere che la strega sua zia era fidanzata da un centinaio di anni con il mago più bello della città, Filimberto di Filondodolo, e Filippa si era sempre chiesta come potesse non aver paura di perderlo vista l’ indubitabile bellezza,sensualità animalesca dell’uomo e l’altrettannto aghiacciante sciatteria e -oh mamma!- quel neo grandissimo sulla punta del naso della zia!
**** Dovete sapere che la strega sua zia era fidanzata da un centinaio di anni con il mago più bello della città, Filimberto di Filondodolo, e Filippa si era sempre chiesta come potesse non aver paura di perderlo vista l’ indubitabile bellezza,sensualità animalesca dell’uomo e l’altrettannto aghiacciante sciatteria e -oh mamma!- quel neo grandissimo sulla punta del naso della zia!

Dora o della Ricerca dei Tornadi

Di Tornadi e Ricerche
Di Tornadi e Ricerche

C’era una volta una bimba dagli occhi grigi e i capelli argentati,

che viveva in casa di malta piccola piccola, situata nel centro esatto di un tornado.

Certo, non era una casa proprio comoda, sopratutto perchè era sempre in movimento e prendeva, a volte, angolazioni strane (si poteva infatti ritrovare a testa in giù da un momento con l’altro), ma alla bambina piaceva e amava oltremodo conversare con i malcapitati che finivano nel ciclone.

Un giorno, stava guardando la sabbia che faceva vortici strani quando ad un tratto notò un piccolo essere viola che girava su se stesso e piangeva disperato; si sporse dalla finestrella e, con l’ausilio di un retino, lo salvò: era un giovane drago dagli occhi ambrati e le ali lilla!

Come ti chiami?

Domenico e tu?

Dora.

Ma che fai in una casina nel centro di un tornado??

Mi piace il movimento e mi annoiavo nella prateria dove vivevo prima! Sai io sono un’orfanella e qui passa tanta gente e non mi sento mai sola.

Ah!Beh, anch’io sono solo…Potremo vivere assieme se vuoio!? Io a.d.o.r.o. i tornadiiii!!!!

I due diventarono amici e passarono il tempo a volare dentro sotto, intorno al tornado e a disquisire delle cose del mondo con la svariata umanità che capitava per di lì..

Intanto il tempo passava e Dora diventava sempre più bella mentre Domenico sempre più grande, spaventoso e miopee! Ma il drago non si curava di questo problemino, un pò perchè non gli importava e un pò perchè se ne vergognava e lo teneva per sè.

Un giorno Dora e Domenico videro in lontananza un principe, in groppa ad una zebra, seguito da una fila di foche colorate e ridenti.

Incuriositi, gli si avvicinarono e, sorpresi del fatto che lui non si spaventasse alla vista del drago, gli chiesero chi fosse e che ci facesse nel centro di un deserto di sassi con una zebra e 33 foche

Sto cercando la principessa che dovrò sposare

La ragazza, stranamente infastidita e forse pure un pò gelosa, disse che non esistevano principesse e che sicuramente se non la trovava voleva dire che “quella” non lo voleva!

Oh no! io non so chi lei sia; in sogno mi è comparsa una Mangusta bianca, che mi ha detto di muovermi verso questi luoghi, e ho dovuto portare con me la mia zebra Striscia e le mie foche,perchè tutte sarebbero morte di tristezza senza me!

Beh mi pari un pò troppo convinto .. come ti chiami??

Duodeno, principe acrobata e saltinbanco del mio regno

Fu così che iniziarono a parlare, a raccontarsi anneddoti della loro infanzia, a dirsi segrete memorie, sogni fantastici e desideri impossibili. Rimasero insieme per mesi e mesi; per tutto questo tempo lei cucinò per lui, lui fece magie per lei, inventarono giochi e favole insieme. Tutto pareva perfetto fino a che, all’alba di un giorno come tanti, il principe si ricordò della sua ricerca e salutò Dora. Fece esattamente questo:

la baciò sulla fronte e la salutò. Tutto qui. Mesi forse anni a condividere parole, giochi e pensieri. Poi lui si sveglia e parte.

La giovane affranta, ormai disperatamente innamorata, si rinchiuse nella casina, nel cuore del tornado con la ferma intenzione di non uscirne mei più.

Per parte sua, Domenico non riuscì, in modo alcuno, a risvegliarla dalla tristezza sonnolenta, in cui era sprofondata.

Il Drago sapeva di avere solo una possibilità: ritrovare Duodeno.

Vagò per giorni e giorni per ogni dove, con grande fatica e pericolo!

Essendo miope faceva molti sforzi per non scambiare un’aquila per il principe o un bisonte per la zebra e, sopratutto, doveva volare quasi a raso terra e ci voleva grande attenzione, per non impigliarsi nei rami degli alberi!

Con una portentosa dose di fortuna, al tramonto di un certo punto, Domenico scorse in lontananza, nel centro di una radura, una foca abbeverarsi ad uno stagno e una zebra litigare con un ranocchio spocchioso (erano state le grida ad attirare la sua attenzione) e proprio là in quel punto una sagoma vagamente umana: il principe!

Il drago, che aveva troppa fretta per aspettarne il risveglio (ed era pure un pò incattivito), con un grande boato mandò in fiamme l’albero e un Duodeno bruciacchiato si svegliò!

Che accade?? Che succede? Ci attaccano??? Forza oh mie prodi alla guerra! Oh Santa per le Sante caprette di Domossola! Le foche! Care siete sveglie?? Sapete lottare??Non posso morire ora… ma… che accade.. ah!

….mmmmhh…ma….Domenico sei tu? ma perchè mi ha svegliato in codesto maleducato modo? come hai osato?

Il drago a corto di pazienza non perdette tempo in spiegazioni ma capì che doveva attaccare subito al cuore del problema:

Voi volete trovare l’amore?

Preso contropiede, e pure un pò basito, il giovane rispose a fil di voce -Si

Volete una donna che amate rispettate e con cui potete dividere tutto?

Si

Avventurosa, Sincera, Coraggiosa? E Magari anche moooolto bellla?

Si, Si, Si!!

Al chè nella sua mente sentì come uno scoppio di tuonò e tutto il tempo passato nel centro del tornado gli appparì nella sua chiarezza

Oh Per Le Sante Caprette Di Sorella Carlotta e Per IL frappè Di mio Zio!!!!! Corriamo subito devo andare da lei..!! ma come ho potuto non capirlo! l’avevo trovata!

è lei!

Fu così che Duodeno saltò in groppa alla zebra oramai stremata e le ordinò di correre verso il tornado.

Vagarono per giorni perchè Domenico, stanco e indispettito per l’ottusità del principe, lo abbandonò per cercare un luogo calmo, in cui dormire e sognare per molto, molto tempo.

Dopo ottantanove giorni il principe trovò il tornado con la casina

e iniziò a invocare il nome della giovane.

Dora però non volle uscire nè parlargli; pensava di essere stata cercata perchè ruota di scorta -Ecco tutte lo rifiutano..e lui che fa? Certo! si ricorda che io esisto! Gli uomini!! bah!

Si sentiva troppo triste.

Oh Mia Regina Dei Tornadi! Lo so che non mi credi.. lo so che mi odi e non sopporti che io non abbia capito ciò che tu hai compreso solo dopo pochi minuti, ma la mia stoltezza e la mia sete di avventure mi hanno sviato dalla realtà: non ho più incontrato occhi in cui ritrovarmi, parole in cui nuotare e con cui dissetarmi, e sorrisi caldi come i tuoi.. Ti prego dammi una possibilità.. non dico un matrimonio.. iniziamo con una reale convivenza poi vediamo.. niente figli per ora e sciegli tu l’arredamento per la casa..

La giovane, colpita da tanta apertura mentale e decisamente innamorata (non vedeva l’ora di trovare una scusa per baciarlo!), decise

che si, che gli dava una possibilità: gli corse incontro in un sol balzo e lo baciò, baciò e baciò.

Da lì in poi convissero felici e contenti per il resto dei loro giorni,

un pò nella casina al centro del tornado e un pò nel castello di roccia e pietra al centro di una foresta.

Senza vento.

Filippa

PRINCI 29 gen12-13

 

Alla fine del mondo sulla punta di un monte molto ma  molto alto, viveva una principessa, che si chiamava Filippa,e  che piangeva sempre.Il motivo di tutte le sue continue lacrime non era la tristezza, ma la convinzione che il suo bel fidanzato, Fenoglio di Fontana Fallata, non l’amasse.

Il  giovane era un eroe di fama internazionale e godeva del fascino di cui godono tutti coloro che uccidono a mano nuda feroci draghi e nel tempo libero compongono chanson romantique. Egli veniva inseguito da milioni di fan diciasettenni pronte a tutto pur di passare una notte di passione con lui, riceveva chili e chili di lettere d’amore al giorno, trovava reggiseni attaccati alle finestre del suo castello, promesse esplicite  e spinte scritte sui muri del suo pub preferito..

Il nostro eroe però adorava la sua principessa e nessuna ai suoi occhi era apri a lei in quanto a bellezza, eleganza e purezza; bastava anche solo un di lei sorriso per renderlo tutto molle dentro, debole e felice come un’educanda davanti ad una fetta di torta!

Tutto ciò sarebbe stato perfetto e meraviglioso se non fosse che ogni giorno Fenoglio di Fontana Fallata si ritrovava a dover spiegare-dimostrare-convincere-inseguire-enunciare

i suoi sentimeti ad una Filippa in lacrime.

In questo modo trascorsero 14 anni e 14 anni sono tanti  e pure noiosi quando si deve combattere contro la volontà di non capire: lei passava i giorni ad aspettare che lui la lasciasse  e lui passava i giorni a rassicurarla..

La nostra storia inizia per l’appunto la prima notte del quattordicesimo anno di convivenza quando Fenoglio di Fontana Fallata, definitivamente stanco di tutte queste lacrime disse:

Basta, sono stanco.. forse il problema non è che tu non credi al mio amore ma solo che tu non mi ami, di conseguenza non ti interessa di credere al mio amore!

Al che Filippa sentì il cuore spezzarsi, gli occhi inaridirsi, una tristezza tanto grande mai l’aveva provata, ma invece di essere proattiva, determinata e giurare che non l’avrebbe più fatto (come stava effettivamente pensando di fare) beh… invece di tutto ciò..urlò.

ah è così?? allora non è che tu hai paurachenontiamipiù io maècheseituchenonmiamipiù e alloramilasciconlascusadella Fiducia!!!!!!! Comepossocredereinqualcunochemistalasciandodandolacolpaallastessammmmmmmmmmmmmeeeeeee??????? falsoipocrita! Sapevo che non mi potevo fidare losapevolosapevo!!!!!!!!!!!

Poi rimase a guardarlo, senza più farfalle nello stomaco, con la sensazione di essere morta. Morta. Fenoglio di Fontana Fallata schifato si girò e se ne andò.

E Lei? Che fece? Gli corse forse dietro? Si inginocchiò chiedendo perdono??

Ma certo che no! Rimase immobile e non fece nulla, e nulla avrebbe fatto per anni forse se la strega sua zia  non fosse stata chiamata dalle ancelle preoccupate dalla totale afasia e apatia della principessa.

Ella arrivata al castello e visitata la nipote decise di portarla nel suo regno: Flanfelnfalanfù.

Fu proprio durante il viaggio e poi per tantissimo altro tempo che la giovane iniziò a piangere-singhiozzare-singultare rumorosamente e sguaiatamente: le sue lacrime erano così tante che dovettero raccoglierle in mille catini di legni e gettarle nel laghetto vicino al castello!

Finalmente, un giorno qualunque dopo 6 mesi di lacrime alle tre del pomeriggio, smise.

La zia, che già temeva un’innnondazione di tristezza sul suo podere, accorse dalla giovane e..

Finalmente ora piangi per qualcosa di vero.. hai passato la vita  a temere e piangere in anticipo per “tragedie” che non sono avvenute.  Pianti vuoti, terrori vuoti e ora finalmente sai davvero cosa vuol dire perdere.. contenta??

Non hai avuto il coraggio di godere della gioia, sei stata vigliacca abbastanza da non farcela all’idea che tutto può avere una fine e ora?? Ora che hai passato q.u.a.t.t.o.r.d.i.c.i. anni a piangere per cose inesistenti che cosa hai in mano?? Non hai creduto all’amore e adesso l’amore ti ha abbandonato!

Filippa  guardò la strega sua zia , e le  occhiaie violacee da notte felice*, gli occhi neri luminosi, le rughe di vita vissuta intensamente e con coraggio che vide le procurarono una sorta, una punta (piccola) di invidia facendola sentire un’ incredibile CRetina

-proprio! con la CR che crepitano come le foglie secche sotto le scarpe! cCCCrrrr crcrcrcrcrcrcretinaaa!

Per esempio io e Filamberto! ma che pensi che non mi guardo allo specchio?? che pensi che non lo veda il mio meravilioso uomo? che pensi che quando mi cortegiava ci credessi?? Ebbene no!!! Ma mi sono innamorata dopo otto minuti otto e non ho potuto far altro che dire.. vabbeh proviamoci.. e poi quando mi ricapiterà di far l’amore con l’uomo più bello del pianeta??? vedi piccola STUPIDA il segreto non sono i tuoi occhioni azzurri o le labbra carnose o il fatto che tu sia bella, il segreto è se sai ascoltarlo, se ridi con lui, se lui ride con te e ha voglia di ascoltare te.. si chiama feeling e poi il resto è coraggio e voglia di provarci! beh tu in tutto ciò ci hai messo solo occhi, labbra e lacrime! insomma un noia di donna! e lui per quattordici anni ti ha sopportato..ad un certo punto ho seriamente pensato fosse per i tuoi soldi ma poi ho scoperto che era lui a mantenere te! senti piccola lagna ora tu ti guardi dentro e vedi che vuoi e, qualsiasi cosa farai, ti conviene crederci, perchè quando stai così non ti sopporto! sono 14 anni che vorrei prenderti a calci in faccia e quindi

o ti ripigli o finalmente ti prendo a calci in faccia!

Dopo questa sfuriata Filippa capì che lei Fenoglio di Fontana Fallata lo voleva ancora, che sì aveva un pò esagerato ma che ci poteva riprovare e che forse sì, aveva ragione la cara zia (che aveva però esagerato con la violenza verbale eh!) e che doveva correre a cercare di riprenderselo!

Allorchè armata di parole e decisa a non sprecare un minuto di più del suo amore, si diresse verso l’unico luogo dove poteva trovarsi il suo amato: alla corte del re.

Colà difatti si trovava il padre, che di mestiere era il pianista di corte e con cui Il nostro eroe aveva un meraviglioso rapporto di amicizia e mutuo soccorso. Sicchè, arrivata dinnanzi la corte e varcati i suoi giardini, lo trovò dopo pochi istanti e sorridendo (?????) gli corse incontro

Perdona la mia stupidità perdona la mia paura io non voglio perderti io non voglio lasciarti andare, io ti amo da morire ma avevo così paura che un giorno ti saresti svegliato e non mi avresti più amato e ti saresti chiesto che cosa mai avevo avuto di così bello per farti  sciegliermi che ho pensato subito che sarebbe finita  e allora era meglio abituarmi a perderti che goderti.. avrei sofferto di meno e  invece mi sbagliavo e ora che il mio cuore si è rotto so che ho perso giorni settimane e mesi per nulla ti prego perdonami.

Fenoglio di Fontana Fallata rispose a tuto ciò con un sordo, rotondo e sconfortato No e si allontanò.

La giovine rimasta sola si rese conto che non sarebbe servito insistere con lui. Non si dice forse che i revival non funzionano mai? Decise che avrebbe vissuto nel castello e non avrebbe più amato, perchè aveva sprecato troppo amore e questa era la sua punizione, e poi ora era già troppo difficile anche solo sopravivvere a se stessa e al dolore.

Passarono giorni terribili e notti interminabili  a ricordare baci e risate, ma poi tutto iniziò ad essere almeno sopportabile e lei imparò a non disperare per la probabilità del fatto ma a sperare e credere nel futuro, insomma almeno un pò!

Poi un giorno, affacciata al balconcino della torre, vide la sagoma di un giovane in lontananza… Era Fenoglio di Fontana Fallata. Che tornava da lei.

Il giovine infatti per parte sua aveva passato un periodo di insonnia e tormenti terribili perchè la sua principessa non poteva neanche immaginare di stare, figuriamoci vivere!!!

Giurami che sai che sei solo tu quella che desidero e voglio.

Si. Lo giuro.

E vissero felici. Per sempre e senza più lacrime, beh forse non proprio senza più lacrime in assoluto ma certamente molte meno d prima!

**** Dovete sapere che la strega sua zia era fidanzata da un centinaio di anni con il mago più bello della città, Filimberto di Filondodolo, e Filippa si era sempre chiesta come potesse non aver paura di perderlo vista l’ indubitabile bellezza,sensualità animalesca dell’uomo e l’altrettannto aghiacciante sciatteria e -oh mamma!- quel neo grandissimo sulla punta del naso della zia!

 

 

Irma la dolce

 

 

Che dite lo abbiamo ancora il coraggio di credere alle Favole?
Che dite lo abbiamo ancora il coraggio di credere alle Favole?

Ecco a voi signori e signore l’ultima femmina della stirpe delle principesse di italica discendenza.

Il suo nome è Irma la Dolce; sue caratteristiche sono il silenzio, la meditazione e il profumo di miele e magnolia, una donna incantevole che non parla, non fa rumore ed è persino abituata a lavare i piatti.

Come dite? Che non è da principessa? ma che dite?

lrma, che la fata turchina la protegga, è stata maledetta dal vecchio spirito dei Baobab appena nata quando sua madre per un bisogno impellente fece pipì sulle sue radici. La rabbia del Sacro albero fu così inarrestabile che i regali genitori dovettero nasconderla in una torre con una vecchia badante. Fin qui signori e signore si tratta di normale amministrazione per una principessa. Poi però. Poi il re, estenuato dalla moltitudine di fatture e incanti che arrivavano a palazzo per colpa del comportamento poco decoroso della regale moglie, chiese il divorzio; un divorzio lungo ed estenuante, una furiosa furia che tolse ad entrambi il ricordo della figlia.

Ed eccomi qui ora! Io Imeldo de Imeldis la salvai dalla sua torre, la cibai e ora chiedo a voi delle donazioni per comprarle un piccolo castello e farla vivere come una principessa o almeno una borghesuccia con 2 stanze e 3 bagnetti. Allora signori e signore? Che facciamo? Diamo a Irma la sua favola?

Ah e se poi conosceste un qualche principe in cerca di donzella e avventura, beh raccontategli di Irma e se avesse bisogno di una torre e un drago per rendere l’incontro più romantico e sentirsi un principe vero, non c’è problema. La torre c’è, il drago lo affittiamo.

Che dite?

Avete ancora il coraggio e la forza di credere nelle favole?

 

 

 

 

 

Orietta e il Deserto

Orietta

Buonasera Signori e Signore.

Mi chiamo Orietta e sono Triste. Così triste che le lacrime si sono esaurite prima di sgorgare, evaporate per la siccità che ha invaso il mio corpo. Cuore arido, anzi forse ora non ho più neanche un cuore intero, ma ne è rimasto solo un pezzo. Poco fa ho sentito distintamente il suo rumore mentre si spezzava  in due: ho dovuto piegarmi su me stessa perché è stato come una frustrata diretta sulla carne viva.

Ero andata a trovata il mio promesso sposo, Orlando, colui che pensavo avrei sposato; lui era proprio lì davanti a me, occhi negli occhi, mentre mi diceva:

“Mi dispiace ma no. Io non ti amo”.

E io, occhi negli occhi, che potevo fare? Che cosa ho fatto? Nulla: mi sono girata e, schiena dritta e passo esangue, ho camminato via dalla sua voce, verso la porta della sala, poi la porta di casa, poi attraverso il giardino, fuori dal cancello fino all’angolo della via dove sono crollata su me stessa.

Tutto quello in cui avevo creduto, il futuro cucito addosso a quelle mani, i sogni modellati su quello sguardo e il mio riflesso nel suo odore si sono frantumati in quel NO.

Lo so che ho sbagliato, che mi sono appoggiata ad una voce invece di usare la mia, che mi sono persa in un letto invece di ritrovarmi in una casa, che ho fatto di un altro il mio senso invece di darmelo, un senso. Lo so che se ora non so chi sono, è colpa mia, che annullarmi in un desiderio non è cosa buona e giusta ma ora non mi importa, signori e signore.

Tutto quello che sento per davvero e fino e fondo è che sono triste. Non sento altro, il suo rifiuto è il mio fallimento.

E quando il deserto dentro me si asciugherà, le lacrime finalmente sgorgheranno, il dolore inizierà a pulsare e l’ematoma sarà uscito, dapprima nero poi violaceo e infine giallo.

Allora, quando camminare farà male ma riuscirò a camminare e quel dolore mi sveglierà un poco più di questo lucrore di cotone che mi avvolge ora, a quel punto penserò a cosa non dovevo fare, a cosa ho fatto e a cosa dovrò fare. A come amarmi forse.

Ma ora sono triste e tutti i miei sbagli non mi importano, non ho la forza né la voglia di soffrire due volte, una volta per l’abbandono di un uomo e un’altra per avermi abbandonato io nella braccia di un uomo. NO.

Ora voglio solo essere fantasma e silenzio.

che ogni tanto ci vuole.

Disordinata? Io? E Gesù Cristo che lascia le teste di cazzo ovunque?

Gervaso o dell’impossibilità di vivere il Futuro ovvero la tragedia di Possedere un Cammello

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C’era una volta un giovane principe balbuziente, dagli occhi scuri e senza neanche un capello.

Il suo nome era Gervaso.

Egli era un ben strano principe,

poichè non possedeva nè corona nè regno, ma solamente 5 cammelli color zafferano alti 3 metri (Gennaro-Giacomo-Giovanni-Giuliano-Guglielmo)*

e un Lama Sputatore grigio-lilla alto 4 metri (Giammaria), logorroico e magico.

Quando dico magico intendo proprio magico! Quest’animale infatti leggeva il passato delle persone solo guardandole in faccia

(e essendo logorroico non perdeva occasione di raccontarlo TUTTO, per filo e per segno, fino al momento attuale!)

Perciocchè, il povero Gervaso riviveva, ogni giorno il suo passato tanto che iniziò a dimenticare di avere anche un futuro!

Ecco la ragione per cui ad un certo punto il principe, disperato, decise di abbandonare Giammaria.

Un giorno di mezza primavera, portò l’animale ai bordi di una radura, a centoventicinque giorni di cavallo dal bosco dove viveva; dopo averlo sedato con un VodakaLime &Valium, corse via.

Nella furia della fuga, inciampò in una buca e schiacciò una lumachina, che all’istante e con un grido sovrumano, si trasformò in una strega dai capelli a spazzola viola e dagli occhi bianchissimi: per le sante Caprette di Melafricchia era davvero orribile!!

Tu Piccolo E.s.s.e.r.e. S.q.u.a.l.l.i.d.o. hai rischiato di Uccidere ME, Guendalina, la strega fatata!!! cOome Hai osato??

Iiiiiioooooooooo mimimimimi dididididdidddiispspspispspiaaaaaacece!!!!!

Ma che fai balbetti di fronte a ME?????

Nononoonooooooo!!

Ma proprio nell’istante in cui la strega stava per scagliare un terribile incantesimo contro il povero uomo (ormai completamente sudato dal gran tremare e bianco dal terrore), arrivò il lama (Gervaso nella fretta si era dimenticato l’ingrediente principale del cocktail: il valium!)

che, tra uno sputo e l’altro, iniziò a raccontare il passato della strega:

all’udire i propri ricordi più intimi e segreti da voce altra e catarrosa, Guendalina iniziò a piangere, dapprima in modo silenzioso poi rumorosamente ed infine disperatamente!

Più quell’essere incattivito piangeva più le crescevano i capelli, che cambiavano colore (da viola a bianco fulgido), e il suo volto diventava sempre più bello, mentre i suoi occhi diventavano castani. Nel giro di una manciata di minuti molte cose avvennero: il giovane principe si innamorò e dimenticò all’istante di essere balbuziente, il lama continuò a parlare senza freni, la strega fatata (o fata stregata!), totalmente rintronata e confusa con voce nuova e flautata fermò il lama per sempre

AbraCadaBra

Oh Lama Sputatore

che la tua voce non Più si oDa a Meno che

Da voce Umana Non Ti Venga Chiesto Di Parlare!

Che il mio incanto abbia effetto immediato!

L’animali si zittì di colpo.

Nello spazio del silenzio che ne seguì, lo sguardo di un uomo, ormai perso d’amore, incontrò l’occhio pallato di una fata stregata intontita:

Chi sei?

Gervaso: principe senza regno e corona

Perchè scappavi?

Abbandonavo il Lama. Parlava troppo. Stavo dimenticando che esiste anche il futuro.

Sei divorziato?

No

Sei bisessuale?

No!

Vergine?

Beh…Si…sai la balbuzie.. i capelli…

Ma non hai i capelli!! Che centrano i capelli!!????

Appunto…… alle donne.. beh….

Ah… ok!!! Beh non mi faccio questi problemi..Quisquiglie…!!! ..MMMMMHhhhhh.. il mio ultimo uomo risale a centocinquanta anni fa…. accidenti ne è passato di tempo!Dove abiti??

A centoventicinque giorni da qui….

… Mai una volta che uno mi abiti dietro l’angolo!!!! vabbeh !..Andiamo!

Il lama sputatore, ormai senza voce, fu cavalcato dai due giovani, decisamente stanchi e indiscutibilmente tramortiti dai cambiamenti avvenuti.

Nei giorni che impiegarono per arrivare alla piccola casina di latta, Guendalina si innamorò di Gervaso. Perdutamente. E vissero felici e contenti per molto, molto tempo.

Per la precisione furono felici per altri 200 anni, ovvero fino al divorzio.

Guendalina scappò con un porno divo che per hobby faceva il domatore di leoni; Gervaso per parte sua, seguì una sirena daltonica nel fondo dell’oceano, dove aprì un bar per tritoni soli, traditi e abbandonati. E furono di ancora e nuovamente felici e contenti a loro modo e ognuno nella propria favola.

*I 5 cammelli sapevano predire, in ordine, il futuro presente (Gennaro), il futuro prossimo (Giacomo), il futuro futuribile (Giovanni), il futuro necessario (Giuliano), il futuro remoto (Guglielmo).

Ma il principe, data la balbuzie, finiva sempre le sue domande quando i poveri animali, rintronati dalle sue ripetizioni sillabiche, erano ormai caduti addormentati!! Indi per cui una sera di mezzo inverno i cinque animali, sfiniti dai tentativi di Gervaso, scapparono in Alabama (USA). In quel luogo lontano sposarono 5 struzzi verdi e fucsia e passarono il resto della vita a rincorrerli per tutto lo stato.

Ovviamente anche loro felici e contenti!

Nina o della Bellezza del Desiderio

C’era una volta una piccola donnina bellina bellina, ma così bella che nessun uomo poteva guardarla senza innamorarsi d.i.s.p.e.r.a.t.a.m.e.n.t.e. di lei.

Nina

Però la nostra donninna bellina bellina aveva un problema serio serio: lei non si innamorava di nessuno, ma proprio di nessuno nessuno!

Fu così che dopo l’ennesimo appuntamento con un principe azzurro divorziato, la giovane ormai affranta, si diresse dalla cognata di una sua cara amica -fattucchiera del paese nonchè operatrice sessuale del distretto- e le chiese la magia di innamorarsi.

Va bene. Si poteva fare, non devi darmi alcunchè in cambio, tranne che quando poi l’amore avrai avuto, da me non verrai a cercar conforto, aiuto o rimedio alcuno ai dolori e alle lacrime!

Lei infatti non ce la faceva più ad ascoltare contadinelle tristi- principesse sedotte e abbandonate- nani rifiutati-streghe in menopausa o principi in balia di desideri folli..

Nina (così si chiamava la donnina) disse che si, che andava bene, che lei non ne sarebbe mai stata triste, che anzi non ne vedeva l’ora!! Non ci furono scoppi di tuono o luci stroboscopiche o ardimentosi effetti tattili e visivi.. solamente una tisana alla menta, drangocello e un fazzoletto intriso di miele appoggiato alla fronte. Poi venne il sonno, pesante e senza sogni… Al risveglio Nina corse a casa un poco confusa e pure delusa… Delusione che sparì non appena incrociò un guardiacaccia di verde vestito: se ne innamorò alla follia e, come da copione, lui pure:

Mi chiamo Nina e sei bellissimo i tuoi occhi da gatto mi ricordano il colore ambrato della zuppa con i piselli, che mi preparava sempre la nonna. E il nero dei tuoi capelli mi ricorda il marciapiede davanti all’asilo quando ero piccola e innocente!

(bisogna scusarla: non era abituata a fare complimenti, ma solo a riceverne e non vi aveva mai prestato l’attenzione necessaria per imparare, almeno, qualcosa!)

Mi chiamo Normanno De Navarra e sei meravigliosa: così meravigliosa che non riesco neanche a sentire quello che dici da quanto il tuo volto m’incanta! Ah!

Il loro fu un amore intenso e molto corto: durò 5 giorni 5 ore 5 minuti e 7 secondi!

Purtroppo e per davvero, Normanno era IL promesso sposo della regina di una contea vicina alla loro.. La suddetta regina tanto lo amava e desiderava che appena scomparso lo fece cercare con tutti i mezzi a sua disposizione (e si sa che le regine hanno mezzi da potentissimi!). Dopo meno di una settimana infatti, Sette gendarmi Sette lo vennero a prelevare dalla casa della donnina bellina bellina. A nulla valsero il bel volto di Nina, la sua tristezza e tantomeno la voce roca! (i gendarmi avevano speciali pozioni contro la fascinazione femminile, in modo da poter sempre portare a termine il loro importantissimo compito, qualsiasi esso fosse).

Disperata, la giovane vagò per valli e monti e chiese aiuto a principi, duchi, preti e maghi ma nessuno voleva inimicarsi la regina. Di fronte a questa reale realtà, la giovane prese una decisione: non avrebbe chiesto nulla più, sarebbe stata lei stessa a battere la malefica regina! L’avrebbe combattuta con l’unica arma che aveva a disposizione… il pugilato! Dovete sapere che il padre Norimberto di Milano era stato campione mondiale (dodici ori!!) della disciplina e ne insegnò i segreti alla figlia adorata e alla povera moglie (che per questa coercizione allo sport ottenne divorzio e indennizzo a vita).

Fù così che Nina sfidò ad un incontro di boxe la regina, perfida e cattiva.

Chi avrebbe perso si sarebbe tagliato i capelli a zero, avrebbe ceduto gli abiti di alta moda che possedeva all’altra, e, sopratutto, avrebbe avuto Normanno.

La regina ovviamente accettò. Avete mai visto una regina rifiutare una sfida o aver anche solo il dubbio di non poter vincere? Giammai!:

Si si si! La batterò e finirò una volta per tutte! così potrò liberare il mio Normanno dalla prigione e dalle droghe, senza temere che lui tenti nuovamente la fuga per raggiungere quella cosa piccola e stupida! Tzè! Per le sante caprette fricchiricchie di Navarra cosa non si fa per amore!

Nina:

Così mi libererò di quella bellezza finta che secondo me è pure tutta rifatta, sta Nicola Kidman dei poveri! E solo perchè è ricca, perchè se non fosse regina, chi gliela attaccava tutta quella plastica addosso???

E così fu che la prima sera di primavera una donnina bellina bellina incontrò-scontrò una regina altera altera, di fronte allo sguardo di due contee e di un ex guardiacaccia decisamente sedato (seduto al bordo del quadrato con le mani legate da una corda color fucsia e un sorriso ebete stampato in volto).

L’incontro fu veloce e fulminante: Nina, alla vista di Normanno completamente catatonico, fu presa da tale rabbia, che con un unico destro stese la regina (che non si rialzò più per molto molto molto tempo).

Ergo, vinse una collezione di vestiti di Miu Miu, Prada e Alessandro dell’Acqua ma sopratutto e finalmente sposò il suo amato desiderato piccolo uomo. Dopo la luna di miele in un centro di recupero specializzato nella disintossicazione da oppio e alcool, possiamo dire che vissero felici e contenti.

E la regina? Beh la regina non si risvegliò per ben cento anni. Ovvero fino al giorno in cui un netturbino la trovò distesa in una discarica a russare beatamente. L’uomo fu così colpito dalla sua capacità di fare ogni tipo di rumore nel sonno che se ne innamorò. La baciò e lei, svegliatasi tra le sue braccia e complice una lunga solitudine, non potè far a meno di decidere di passare la vita con lui. Dopo un matrimonio semi-sfarzoso (l’uomo non era molto ricco), la donna si dedicò alla realizzazione di un sogno coltivato per tutto il suo lungo sonno: ella diventò la prima campionessa mondiale di boxe per la categoria dei pesi leggeri e aprì una scuola di pugilato per giovani donne.

Fu proprio lì che Nina portò le sue dodici figlie e i suoi sorrisi.. ma questa è un’altra storia che non si può raccontare perchè è appena iniziata…..

Lavinia o della Natura del Desiderio: l’Acqua.

Fabiana

Nel  fondo  del  mare dove il blu diventa nero e le meduse sono fate di luce pura,

viveva Lavinia,una Sirena di 200 anni (molto ben portati) dagli occhi blu-verde-grigio e i corti capelli color topo-grigiastro-verdino. Era la figlia del Saggio Mago dei Millemaridelnord e della Strega Buona dei Centoceani, amica di squali, balene  e murene. Ella era molto felice, là nel fondo più blu, adorata, venerata, protetta con tanti amici… almeno fino al compimento del suo duecentunesimo anno di vita. Quella notte infatti Lavinia  sognò un Uomo (più o meno 235 anni, nel pieno del vigore insomma!), con pochi capelli neri cortissimi, che dormiva in una grotta, vittima di un sortilegio che lo costringeva ad un sonno eterno.

Il risveglio la trovò in preda ad un languore dolcissimo che non fece che aumentare nei giorni seguenti così come il sogno contiinuava ogni notte dandole sempre più informazioni circa questo giovine (bellissimo! ah!). Scoprì che una strega* lo aveva punito per essere stata vigliaccamente abbandonata dopo una notte di passione (con la classica scusa del pacchetto di sigarette) e che:

-L’unico modo per svegliarti sarà un Atto di Amore Puro

Andò avanti in questo modo per mesi, fino a che il languore non si trasformò in desiderio e la curiosità in febbricitante attesa del sonno. Allorchè comprese che doveva-voleva-anelava di svegliarlo ma per far questo avrebbe dovuto c.a.m.m.i.n.a.r.e! Fu così che andò alla grotta della Anziana Strega dei Fondali Dei Mari Tutti, sua cugina di terzo grado:

-Finalmente ogni tanto ti fai vedere! Come sta la zia? e lo zio? Litigano ancora o hanno smesso di creare tempeste e tornadi per sciocchezze? Che desideri piccola Mezzo/donna? Una laurea? Un pò di insalata? Un bel tritone innamorato di te?

-Cugina. Voglio diventare un essere umana. Amo un mago. Un mago Addormentato. Lo voglio svegliare, non desidero altro se non correre da lui!

-Cosa???????? Vuoi rinunciare alla tua splendida pinna per un U.o.m.o.? che tra l’altro potrebbe anche non amarti! ..che non conosci! che forse non è il tuo tipo e magari rutta pure ad alta voce?! che ti potrebbe usare solo come gingillo e poi abbandonare sola e incinta! che NON HAI MAI VISTO!

-Lo so loso losoloso!!!! è pazzesco! Ma lo sogno tutte le notti TuTTE!! Sono PAZZA forse! ma lo amo! non chiedermi perchè non dirmi nulla! so quel che faccio! ti prego…..

Di fronte all’odor di tristezza che amanava la cugina, la vecchia strega non resistette

-Va bene Va Bene, MA non potrai più tornare indietro ricordalo! Stanotte fatti portare da Luana, lo squalo tigre con l’occhio di vetro, in Superficie, raggiungi il Bagnasciuga (è quel coso fatto di una robba gialla che gli umani chiamano sabbio mi pare..è bagnaticcio ma anche questa sensazione la scoprirai poi non si può spiegare…) e Addormentati. Domani sarai una femmina del genere umano e ora vai via prima che ti picchi! Ti benedico e proteggo Figlia Dei Mille Mari. Addio.

Lavinia scappò via in preda a gioia e terrore alterne e corse a salutare i luoghi e gli amici e ogni essere lei aveva amato lì sotto..e poi si preparò..

Il giorno dopo il sole svegliò una donna nuda, addormenta sulla spiaggia dagli occhi blu-verde-grigio e i corti capelli color topo- verdino con riflessi biondi. L’ex sirena si mise in piedi e, presa confidenza con le nuove “estremità”, vestita di conchiglie e alghe si avviò alla ricerca del suo Mago. Non fù difficile trovare il labirinto poichè i sogni le indicavano la via: le ortiche la punsero, i carciofi ferirono e i cavolfiori insultarono, ma lei arrivò comunque al suo agognato uomo incantato. Era bellissimo.Lì di fronte a lei disteso su una paglietta mite che dormiva, tranquillo e sognante. Meraviglioso animale.

-Ah Che Languoooore!

Lo guardò e lo baciò,subito con frenesia, desiderio, dolcezza… Ma nulla accadde. Lo ribaciò. Nulla. Indispettita gli tirò un pugno in volto! Niente! Gli ruppe il dito mignolo del piede (era una donna che non ammetteva di passare inosservata) ma manco questo suscitò alcun tipo di reazione. Insomma non accadde nulla ancora e più di nulla! Passarono i mesi in tentativi di ogni tipo: torture medioevali, solletichini vari, solleticamenti passionali e carnali, bombe a mano, minacce, urla, lacrime…… Ma nulla. Passò  un intero anno ma lei, la nostra eroina, mica voleva arrendersi.

-Oh Mago non so perchè io continui quest’attesa e questi tentativi inutili ma non ti abbandono perchè sei il mio sole, perchè te desidero e ti aspetterò anche oltre il tempo se necessario!

E proprio in quell’istante, l’incanto si spezzò e lui aprì gli occhi!

-Pensavo non Avresti Resistito! Aih il dito! Me lo hai rotto! e i miei denti! me ne hai spezzato uno!!! Oh che mal di testa! Come se mi avessi martellato! Aih! Però hai rotto l’incanto: un atto d’amore serviva e tu mi hai amato tanto da aver voluto aspettare senza saper quanto ci sarebbe voluto.. Accidenti non l’avrei mai creduto..Cacchio sai io non sono molto fortunato, le donne con me sono state tutte cattive e sono solo.. e poi ho una sfortuna tale! Oh povero me! La vita poi è così difficile e cattiva con me che..

-Oh! Smettila! Smettila! Smettila! Piccolo stupido mago! TUTUTU!!!! ma io sono qui e ti amo e ho rinunciato al mio mare, alla mia bellissima pinna colorata per te e ti ho aspettato per infiniti giorni e mesi E ORA tu ti lagni?? SmettilaSmettilaSmettila!!!!!! Ora. Baciami!

L’uomo, basito e pure spaventato da cotanta rabbia, rimase immobile per due minuti buoni ma poi, visto che non c’era nulla che desiderasse più di questo, le prese il volto tra le mani e la baciò. Per  tanto, tanto, tanto tempo. Impiegarono qualche anno a conoscersi, perchè il mago non era molto loquace ma Lavinia aveva tanta pazienza. Oltretutto più il tempo passava, più stavano bene insieme e più stavano bene insieme, più si desideravano e più si desideravano più…

E furono felici gioiosi e contenti.

Per sempre e anche di più.

* La strega in questione si chiamava Ludovica. Dopo un centinaio di anni si sposò con un calciatore di serie A di un universo parallelo; l’uomo era molto innamorato della donna e proprio in virtù di questo profondo amore, lei divenne sempre meno cattiva, fino a desiderare di liberare chiunque fosse ancora sotto un  suo maleficio. Cosicchè dopo il 5° parto, un pò stanchina ma felice, si diresse verso la grotta del mago per scioglierne l’incanto (c’è da dire che, rivedendolo, si chiese pure come aveva potuto desiderare un ometto tanto insignificante e con così pochi capelli!). Gli si mise di fianco e iniziò la magia liberatrice..ma.. In quell’istante comparvero una cinquantina di esseri femminili (fate, elfi, streghe, stregone, streghette, 2 extraterrestri e qualche umana), tutte urlanti

-Non farlo! Ti supplichiamo! Lascia che paghi i suoi errori! Siamo state tutte sedotte e abbandonate e molte di noi pure senza estasi! Questo vermiciattolo deve pagare!

La solidarietà femminile, si sa, funziona solo quando c’è un uomo di mezzo (che nessuna delle donne in causa vuole più ovviamente), perciò Ludovica non sciolse l’incanto e se ne andò, lasciando il corpo dell’uomo in balia di mille insulti e urla! Ma tutto avvenne prima dell’arrivo di Lavinia..e per fortuna il nostro mago era sotto maleficio….!

Ecco perchè amo gli scrittori russi.

Capite, capite, signore, che cosa significhino queste parole:
non saper più dove andare?

Dostoevskij (via altamareadeinostrisguardi)

Lo capite signori miei? Cosa significa non saperlo? Non saperlo fino all’ultimo pozzo in fondo al cuore? Lo capite?

Atelophobia.

Adele o dell’Attesa

Testi: Clarice Kent

Video:  Anais Porcupine

Musica e Interpretazione: Zivago

Adele o dell’Attesa

Sulla punta delle dita?

Matilde o dell’importanza di un vasetto di Marmellata

ELFESSA3

Tutto iniziò con un vasetto di marmellata rotto.

Marmellata di more. Puf!

E la marmellata era in ogni dove della cucina!

La colpevole era  Matilda.

Ella era la servetta del castello, al servizio di Mafalda, Regina d’Oriente, famosa in tutto il mondo per bellezza, esoticità e splendore (lucenti occhi da gatta e capelli di miele). La regina era invero donna dalle strane  e radicate abitudini e convinzioni, come ad esempio il fatto che mangiasse solo Marmellata di More e solo di notte: Era infatti convinta che

per conquistare stati, creare guerre e vincere, lo stomaco deve essere vuoto e libero!

Quel giorno, Matilda era molto stanca (la notte prima non aveva dormito per un attacco acuto di insonnia); perciocchè non era riuscita a prendere in modo corretto il contenitore di cristallo di rocca contenente ben 15 chilogrammi del prezioso cibo. Insomma era una vera  e propria una tragedia.

Dovete sapere infatti che nel regno c’era una terribile guerra, scoppiata per la conquista di un ultimo reame (il reame di Morea) che avrebbe decretato il potere assoluto di Mafalda su tutto il mondo emerso e conosciuto.

Si dava il caso che proprio il reame in questione fosse l’unico produttore della marmellata e, per fare un dispetto alla regina, ne avesse interrotta la vendita e la produzione.

Mafalda

Indi per cui i vasetti (duemila  e cinquecento) di scorta della regina si erano ridotti all’esiguo numero di cinque solamente. Ossia solo cinque notti di cibo per la regnante, ovvero mille punizioni corporali per la ragazza e forse peggio…

Matilda era  disperata, decisamente piangente e così stanca che tra una crisi di pianto e l’altro cadeva addormentata e si risvegliava solo al rumore dei suo russare. E proprio così fu trovata dalla stessa regina quella notte: addormentata sul pavimento con lo straccio in mano nell’atto di pulire.

Mafalda non fu mai famosa per la gentilezza o tenerezza (sinceramente se ne sbatteva altamente di pianti e tristezze varie); era però profondamente sensibile all’argomento cibo, precisamente al SUO  cibo, e alla presenza di sporcizia e affini; quella notte trovò sia disordine che cibo mancante e la sua ira fu immensa e inarrestabile. In un batter d’occhio la fece rinchiudere la giovane nella cella più spaventosa, situata nei sotterranei del castello, e diede la chiave in pasto ai coccodrilli. Matilda si ritrovò a passare le sue interminabili giornate pensando all’uomo che amava disperatamente e cui era fidanzata da soli tre giorni

Oh Morimondo! Mai più rivedrò i tuoi occhi! Oh come vorrei averti accanto!

Per parte sua, il giovane spese tutti i suoi risparmi e quelli di tutti i suoi parenti in tentativi di liberazione armata e, parallelamente, a vagare da avvocato in avvocato; nessun legale però, per quanto famoso, e nessun giudice, per quanto corrotto, poterono nulla di fronte all’ira funesta e indomabile della regina:

Mi ha tolto il cibo, il mio cibo! E io ora le tolgo la vita, lasciandola però vivere e poi che nessuno osi venirmi a dire che non sono generosa!

Nel regno, intanto, grande terrore e stanchezza si diffondevano:

la guerra pareva infinita e nessuno vinceva e tutti perdevano tutto.

Dopo svariati anni, Mafalda finite le sue marmellate da tempo, denutrita (non riusciva a mangiar altro) e disperata, ordinò una pace. Siccome non ottenne risposta, la pretese e quando neanche questo ebbe effetto si mise a supplicarla. Affamata, non ricevendo nè risposte, nè tregue, la regina propose al re del regno nemico uno scambio:

Oh Meliodoro

Io ti consegnerò la fautrice della guerra che ci ha afflitto per anni, potrai farne ciò che vuoi! In cambio chiedo la pace: siamo tutti stanchi…

Come ben sappiamo, la fautrice di quest’empia guerra era  lei e solo lei che ora stava in piedi, di blu vestita, altera, maestosa e magra magra… Ma la disperazione, si sa, acuisce la fantasia e fu così che la regina inventò una meravigliosa spy-story, con tutti i crismi e pure un pò erotica

La causa di tutto ha un nome: Matilda, che ora viene ospitata nei miei sotterranei. Ella era molto povera e  venne nel vostro regno con il desiderio di arricchirsi. Sposò un arciduca, che pugnalò al cuore la prima notte di nozze. Dopo di che si sposò con il figlio del defunto, molto più giovane forte e bello. Non contenta, e sempre più avida, divenne l’amante di un arcimago, cui chiese di farla diventare la regina di tutto il regno. L’arcimago, travolto dalla passione, accettò e stregò le mie marmellate in modo che io, in preda all’incanto, Vi dichiarassi guerra. Il suo piano era semplice: io sarei morta con l’ultimo vasetto di marmellata (che conteneva un mortale veleno) e lei avrebbe preso il mio posto. In tutto ciò non aveva fatto i conti con la sfortuna che a volte punisce gli empi e vanagloriosi. La mia dama personale infatti un giorno ruppe un contenitore della sublime marmellata e fu come se mi risvegliassi da un sonno lunghissimo! Dovete sapere che i vasetti erano tutti collegati in un’unica magia, bastava la mancanza di uno di loro per far svanire tutto l’incantesimo! Così eccomi di fronte a Voi mio Sire a chiedere Perdono…

Il re felice di poter finalmente aver una scusa valida per mettere fine a quella faida lunghissima, disse:

La vogliamo qui: voglio guardarla negli occhi e poi sarà giustiziata! Per la sua sete di potere ha distrutto due regni e mi ha procurato una gastrite perforante!

Si può solo lontanamente immaginare la soddisfatta soddisfazione della malefica regina cui, ora, serviva solo di  far portare la stupida servetta qui! Ahahahaha! Per prima cosa affittò un drago bianco, rubò otto vasetti di marmellata e volò al suo castello. Doveva difatti ritrovare la chiave della cella di Matilda: era questione di riavere il suo cibo e la pace in cambio di quella stupida servetta lagnosa e sbadata!

Giunta  a palazzo, fece chiamare veterinai, maghi centenari e iniziò una ricerca capillare negli stomaci degli oltre centocinquanta coccodrilli che aveva. Erano però ormai passati ormai anni, e gli animali in questione avevano avuto il tempo di compiere tutte le attività digestive necessarie all’eliminazione fisica della chiave.

Allora furono chiamati fabbri da ogni dove con tutti gli strumenti possibili ma non riuriscirono nemmeno a scalfire quella dannata porta, neanche i maghi con l’ausilio di incanti dalla potenza inaudita poterono nulla..

Fino a che non comparve il drago della regina, il quale, infastidito da tutti quei rumori, con un gran boato e una fiammata accecante

distrusse la porta. Fu un trionfo, tutti  erano estremamente felici e saltavano, facevano capriole ululavano..

fino a che lei non uscì dalla sua cella:

allora il  mondo intero si zittì.

Matilda non lo sapeva ma era bellissima.

Non era tanto il volto (aveva un naso un pò storto), o gli occhi (si profondi e lucenti ma di un normale castano), quanto il modo in cui si muoveva, sembrava nata per danzare.

L’incanto di questo silenzio fu interrotto aimeh dall’arrivo di un cavaliere del reame di Morea. Egli era stato avvisato via telegramma dalla regina stessa -che da palazzo aveva assistito alla liberazione- di venirsi a prendere la criminale, la quale fu issata sul drago- carrozza quasi fosse un sacco di patate andate a male. Il viaggio durò due settimane; lasso di tempo in cui il giovane non rivolse mai parola alla ragazza.

A questo prorposito infatti  il cavaliere aveva avuto ordini precisi dal re:

Maudenzio mi raccomando. Non Rivolgerle parola: è una donna cattiva e magica. Ti ridurrebbe in nulla. Lei è la causa della mia ernia da stress post guerra!

Proprio per evitare ulteriori attentati alla sacra corona reale, quando arrivarono al castello, Matilda fu rinchiusa in una torre altissima per svariati mesi: nessuno poteva parlarle. Accidenti, la ragazza non ne poteva più!

Uffa! Che noia! Uccidetemi subito e facciamola finita che mi sta venendo una allergia da torre! Odioo la mia vita!

In realtà però la giovane non fu mai sola; i giorni pari difatti  il principe, Malbeggio, andava a trovarladapprima per capire che mente perversa potesse esserci dietro quel volto, poi sperando che quella mente perversa volesse passare con lui una notte d’amore  ed, infine, perchè se ne era perdutamente innamorato!

I giorni dispari, invece, era Maudenzio (eh si proprio il cavaliere scortese che l’aveva scortata!!) a farle visita, perchè gli dispiaceva di lasciarla sola e perchè forse un pochino gli piaceva ma forse era solo pena, insomma lui per primo aveva le idee confuse anche se, quando la vedeva sentiva un friccicore alla punta dei piedi che.. ma no! Non era possibile… o forse si?!

Ciò non si seppe fino a quando il re non decise di farla decapitare.

Allora il principe e il cavaliere ad alta voce e all’unisono dissero che se questo doveva accadere, allora che accadesse anche a loro! Il re, la regina, la corte tutta, sconvolti e senza parole, cercarono di capire, ascoltarono, controbatterono, chiamarono il più famoso team di psicoanalisti del regno, ma a nulla servirono questi e altri tentativi.. Entrambi erano determinati a salvarla e poi alla fine ci si mise pure la regina madre!

Ella infatti, per parte sua, minacciò il re di un divorzio storico che gli avrebbe tolto anche i reali slip se non avesse accontentato il reale figlio.

E così fu. Il principe fu accontentato ma non si trattò di un amore andato a buon fine e non ci furono campane a matrimonio..no, perchè c’era un ostacolo…

L’ostacolo era che lei, Matilda, era ancora innamorata di quello che ormai più di otto anni prima era stato il suo fidanzato per soli tre giorni. Che fine aveva fatto? Dov’era? E come poteva cercarlo ora che aveva un principe e un cavaliere ai suoi piedi? che non la mollavano un secondo? Che parevano due cozze patelle attaccate alle sue gonne!

Fu così che decise di dire loro la verità, ovvero che non li amava e che andava a cercare l’uomo cui aveva pensato per tutto quel lungo tempo e, che se volevano, che la rinchiudessero, subito, ora!

Ma loro, piangendo e singhiozzando come foche in agonia, dissero che andasse  pure e che fosse felice e che se lui non la voleva loro erano lì ad aspettarla. Lei andò. Corse invero. Appena giunta in quello che era stato il suo reame, si diresse verso la casa del giovane, con il cuore in gola, lo stomaco annodato in mille modi, la testa piena di bolle d’aria e la paura-terrore che lui l’avesse dimenticata, si fosse sposato, avesse avuto dei figli, che la cacciasse… Per parte sua, Moribondo appena la vide, urlando il suo nome le corse incontro, l’abbracciò e baciò:

Ti ho aspettata.

Sono tornata.

Quel giorno stesso, i due giovini partirono alla ricerca di un altro reame e di una nuova vita. Trovarono entrambe le cose e furono felici. Ovviamente per sempre.

Ma la regina cattiva e golosa? Che fine aveva fattooo??

Mafalda felice come non lo era mai stata la notte del trasferimento di Matilda, tentò di divorarsi tre vasetti da cinque chilogrammi di marmellata..ma..non potè. Dopo i primi cucchiai infatti iniziò a sentirsi confusa e instabile. Spaventata fece chiamare medici, stregoni, maghi e alchimisti, e ognuno di loro la stessa sentenza emise: diabete! Non avrebbe più potuto mangiare zuccheri.

Di fronte a tale notizie la regina, disperata e piangente, fece accorrere al suo capezzale il più grande, famoso e vecchio mago del mondo, cui, dopo molti pensamenti, chiese di essere trasformata in una pianta di more, l’unica cosa che avesse mai davvero amato in tutta la sua vita.

E il Principe?

E il Cavaliere?

Entrambi non si sposarono mai e passarono la vita insieme (si trasferirono nel castello di Mafalda, dove, nel tempo libero, allevarono coccodrilli e curarono la meravigliosa pianta di more situata nel centro del castello).

Il Principe passò il tempo a dipingere ritratti di Matilda (sempre più belli e sempre meno veritieri), mentre il cavaliere a scrivere lunghissimi e assurdi poemi di amore dedicati solo alla giovane ex galeotta.

Girano voci secondo cui sembra che verso la fine dei loro giorni scoprirono di amarsi perdutamente. E anche loro furono amati e decisamente felici.

Otaria o del Coraggio di Guardarsi negli occhi

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“Eccomi qui di fronte a voi.

Vigliacca dite?

Traditrice?

Io? Forse.

Quello che ho fatto. Tutto quello che ho fatto. E’ stato per amore.         

E non me ne pento.”
Continua a leggere “Otaria o del Coraggio di Guardarsi negli occhi”

Carlotta o della Fame?

Questa è la storia di Carlotta,
la donzella dalle lunghe trecce rosso-fragola, gli occhi color carbone, il meraviglioso sorriso e il sedere più grande del mondo.
Quest’ultima caratteristica, per l’appunto, era motivo di grande sconforto per la giovane; si dà il caso infatti che i ragazzi non la invitassero mai ad uscire (il suo sedere ifatti era tanto grande da non entrare in nessuna carrozza!) e tantomeno avesse delle amiche.

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Decalogo della perfetta SuperEroina. Mica asciughiamo gli scogli, noi.

Punto 3

Tu NON hai sempre torto.
Siccome non sei la controfigura di Robocop, le tue azioni hanno motivazioni a volte valide altre no, ma ci sono.
Raccontale, potrai avere la soddisfazione se non proprio di aver ragione, almeno di mettere l’ascoltatore in difficoltà o di comprenderlo, l’ascoltatore, e magari dopo prenderlo a pugni
(ma solo se hai fatto un buon corso di autodifesa).

Decalogo di una Buona Vera Super Eroina

Di Rose e altre Legerezze e bellezze

Perché, in fondo, una rosa è solo una rosa.

L’Amour, de verdad?

Oh L'Amour!

La Vita e lo strano caso di una colonna sonora mancante.

-E’ vero, la vita non ha colonna sonora.

-Cosa? diceva a me?

-No scusi signora Felipa stavo  pensando ad alta voce, sa quando salgo le scale mi viene sempre di parlare ad alta voce e stavo pensando che è un peccato che la vita non sia come un film e che non ci sia, nei momenti topici, una musica che parte dalle quinte e irradia di significato i tuoi gesti rendendo tutto più magico.

-Cara, vede, capisco che lei sia un poco confusa dal mondo, la vedo con i suoi occhi che sembra non afferrino la realtà e penso che non sia facile per lei. Sa l’latra sera l’ho sentita litigare con sua madre, perchè era sua madre l’altra sera vero? Scusi non mi piace fare gli affari degli altri, ma sa… la finestra aperta.. Comunque mi ascolti bene che io sono brava a mettere sulla buona strada la gente, ascolti e ricordi. Perchè sa si vede che lei mi è infelice. Mi piange troppo spesso anche per essere una zitella di quasi 40 anni

-Signora! Ne ho 37 non 40 e non sono “zitella”. Ho solo buon gusto e quando si ha buon gusto non ci si accontenta. Lei comprerebbe una sedia dell’ikea se potesse permettersi una poltrona FRAU?

-Senta per favore basta con queste scuse ma non mi importa, io mi faccio gli affari miei, se lei non vuole trovare un bravo uomo con un posto fisso, che le dia almeno un figlio (perchè mia cara per 2 è troppo tardi lo sa, vero?), comunque se  le interessasse, c’è il macellaio di via Lombardini che è single ed è un brav’uomo, simpatico, sulla 50ina, con un lavoro. …L’unica cosina (ma un inezia per una donna in salute) è che non ha una mano ma le assicuro che questo non è un problema anzi! Riesce a fare tutto con una sola mano!! un uomo pieno di risorse direi, non trova? 

-Signora Felipa la prego, la mia vita è affar mio e poi

-Eh no eh! No, mia cara, se mi parla ad alta voce nel pianerottolo blaterando sulla vita che non ha colonna sonora che a mio parere è un pensiero proprio stupido. Ma che mi è uscita da Sailor Moon? Beh insomma se farnetica in luogo pubblico, diventa un affare del palazzo, una crociata sociale! Ma si rende conto mia cara che si lamenta di non avere una colonna sonora? ma che fa, lei, mia cara per crearla? Ma per favore la finisca di piangersi addosso e faccia delle cose, non so.. vada in chiesa (che è piena di musiche tra l’altro, la messa), esca con il Geremia che è un brav’uomo,(cara, non mi guardi così, è il macellaio! mica le propongo 2 uomini in una volta sola, sono una donna seria io!) (mica come quella francese là che viene qui a creare scompiglio) . Si innamori di un cantante pop  e attacchi i poster. Faccia qualcosa tranne la prostituzione, la droga, il bere, gli sport estremi e rientrare alla sera dopo le 22.30 che queste cose corrompono. Mi raccomando che non poso permettere che il mio Giulio sia circondato da viziosi e prenda cattive abitudini. Dia retta a me, la colonna sonora della vita, il senso delle cose non le si ottengono chiudendosi in se stesse e piangendosi addosso o litigando con la propria povera madre (a proposito non mi ha ancora detto se era sua madre), ma facendo delle cose, dicendo della parole, cercando la gente.. A proposito conosco questa ragazza, una ragazza proprio a modino che milita in comunione e liberazione, un gruppo di gente che ama stare assieme e suonare. Lei non scrive canzonette? beh me lo lasci dire sono un pò disincantate e poco ritmate.. perchè non esce con lei? aspetti che le do il numero!

-No non nonononono. Scusi non ora scusi Devo, devo correre in bagno. ho dei problemi di colite ultimamente. Mi scusi ma la devo salutare!

-Vede? è ‘infelicità. Il suo intestino piange. ma senta! ehi! Non mi ha ancora detto se era sua madre quella con cui litigava! Clarice?! Mah. Povera ragazza.

Un Video… per gradire.

Immagini. Perchè ce la faremo.

Di Amelie Nothomb e altre Magie

– Lei ha ucciso suo marito per far passare il singhiozzo a suo marito?
Lei fece una risata fuori luogo
-Ma no, insomma, è ridicolo!
-Perché ha ucciso suo marito?
-Per proteggere il bambino – affermò lei, questa volta con una serietà tragica.
-Ah. Suo marito l’aveva minacciato?
-Si
-Doveva dirlo subito.
-Si
-E di cosa lo minacciava?
-Voleva chiamarlo Tanguy se è maschio e Joëlle se è femmina

Amélie Nothomb “Dizionario dei Nomi Propri”

Felipa, l’altra vicina di casa

Gentilissima,

mi chiamo Felipa e sono la sua vicina di casa, l’appartamento a sinistra che  a destra ci abita una che poverina non è proprio una volpe. Le lascio questo biglietto perchè non sono riuscita a trovarla stamane ed è una questione abbastanza importante. 

Ieri sera lei ha avuto gente in casa e lungi da me essere fastidiosa, che io odio le persone fastidiose, ma sa alle ore 22.08 sentivo le vostre voci (aveva un ospite, donna, mi è parso di capire. Non si preoccupi io non giudico, sono convinta che ognuno possa amare chi vuole, io sono moderna) e poi ho sentito un pianto che pareva un singulto unico estremamente fastidioso, se mi passa il termine. Vede ognuno a casa sua può fare quello che vuole, ma alle ore 22.08 avevo il mio bambino, Giulio, che dormiva.

Le ho lasciato un biglietto sotto la porta ma temo che non l’abbia visto.

Le chiedo la cortesia la sera durante la settimana di non fare rumore e di parlre a bassa voce dalle 21.30 in poi. Sa cerco di educare mio figlio secondo i dettami di un bravo genitore (sono abbonata  a tutte le riviste del settore) e credo stia funzionando visto che il io bel Giulio a 16 anni va  a letto alle 21.30, non si droga e non ha mai fatto sesso. Insomma capisce che non posso rischiare di rovinare questo meraviglioso ragazzo solo perchè lei non rispetta le regole di una società civile. Il bambino mi si agita.

Certa nella sua comprensione, attendo un suo biglietto di scuse e spiegazioni.

Cordiali Saluti,

Felipa

un Pois?

Clarice si sentiva come un pois anzi come il pois più piccolo di una immensa tela a pois. Avete presente quelle che un Dolce e Gabbana qualunque sceglierebbe per creare IL vestito della Naomi Campbel del momento. Si, il pois proprio di un tessuto simile che, però, dopo attenta valutazione, quel Dolce e Gabbana qualunque NON sceglierebbe proprio per quell’unico pois troppo piccolo che rovina tutto l’insieme.

Insomma a Clarice la vita andava così, anche quando il cosmo tutto convergeva per darle quello che le avrebbe fatto fare il botto, prendere la svolta, lanciato nell’universo del TUTTO SUBITO E PURE DI PIU’.. ecco quando stava per fare sto benedetto salto, eccolo il pois più piccolo che rovinava la visuale, l’amica che cambiava idea e non le presentava l’amico che le avrebbe cambiato la vita, la cugina che non poteva più portarsela a New York che ci aveva pensato ed era meglio se portava quel tipo con cui usciva da un paio di settimane… Insomma sempre quel pois troppo piccolo non solo da vedersi poco ma adirittura da rovinare il quadro d’insieme.

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Umberto e Ulla Ovvero dell’Emozione di uno Sguardo

RENATA3

Umberto non credeva nell’amore e soprattutto il suo Super Enorme Mastodontico EGO non poteva sopportare di amare qualcuno più di quanto amasse se stesso.

Insomma questo Umberto era  felice – simpatico – bellino – interessante.

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Teodoricà and Tomasò Or about Love in the Sky

PRINCI 29 gen12-15

Bonsoir.

Mon name est Teodoricà.

Actually, I am a princess banished from my real father just because I felt madly in love with my Private Dragon: Tomasò.

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Clotilde, Cataldo, Cesare e Carmelo. Ovvero Paure, Spie e altre Confusioni

Martha

Clotilde non usciva da tre (t.r.e. – dico T.R.E.) giorni.

Non si muoveva dal letto per non far rumore e non rispondeva al telefono per non sentire voci che non desiderava, e di voce non desiderava sentirne nessuna, manco quella della sua cara mamma. La gente che la conosceva non si stupiva, pensava fosse impegnata in qualche caso top-secret. Dovete infatti sapere che la nostra Clotilde, principessa di Bosco Oscuro, era un’agente segreto.

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