Matilda o dell’Importanza di un vasetto di Marmellata

Tutto iniziò con un vasetto di marmellata rotto.
Marmellata di more. Puf!

E la marmellata era in ogni dove della cucina! La colpevole era Matilda.
Ella era la servetta del castello, al servizio di Mafalda, Regina d’Oriente, famosa in tutto il mondo per bellezza, esoticità e splendore (lucenti occhi da gatta e capelli di miele). La regina era invero donna dalle strane e radicate abitudini, come, ad esempio, il fatto che mangiasse solo Marmellata di More e solo di notte.


Dovete sapere infatti che nel regno c’era una terribile guerra, scoppiata per la conquista di un ultimo reame (il reame di Morea) che avrebbe decretato il potere assoluto di Mafalda su tutto il mondo emerso e conosciuto. Si dava il caso che proprio il reame in questione fosse l’unico produttore della marmellata e, per fare un dispetto alla regina, ne avesse interrotta la vendita e la produzione.
Indi per cui i vasetti (duemila e cinquecento) di scorta della regina si erano ridotti all’esiguo numero di cinque solamente. Ossia solo cinque notti di cibo per la regnante, ovvero mille punizioni corporali per la ragazza che ne aveva distrutto uno!
Matilda era disperata e così stanca che tra una crisi di pianto e l’altro cadeva addormentata e si risvegliava solo al rumore dei suo russare. E proprio così fu trovata dalla stessa regina quella notte: addormentata sul pavimento con lo straccio in mano nell’atto di pulire. Quella notte la sua ira fu immensa e inarrestabile. In un batter d’occhio fece rinchiudere la giovane nei sotterranei del castello, e diede la chiave in pasto ai coccodrilli. Matilda si ritrovò a passare le sue interminabili giornate pensando all’uomo che amava disperatamente e cui era fidanzata da soli tre giorni
Oh Morimondo! Mai più rivedrò i tuoi occhi! Oh, come vorrei averti accanto!
Per parte sua, il giovane spese tutti i suoi risparmi e quelli di tutti i suoi parenti in tentativi di liberazione armata e, parallelamente, a vagare da avvocato in avvocato; nessun legale però, per quanto famoso, e nessun giudice, per quanto corrotto, poterono nulla di fronte all’ira funesta e indomabile della regina:
Mi ha tolto il cibo, il mio cibo! E io ora le tolgo la vita, lasciandola però vivere e poi che nessuno osi venirmi a dire che non sono generosa!
Nel regno, intanto, grande terrore e stanchezza si diffondevano: la guerra pareva infinita e nessuno vinceva e tutti perdevano tutto.
Dopo svariati anni, Mafalda finite le sue marmellate da tempo, denutrita (non riusciva a mangiar altro) e disperata, ordinò una pace. Siccome non ottenne risposta, la pretese e quando neanche questo ebbe effetto si mise a supplicarla. Affamata, non ricevendo né risposte, né tregue, la regina propose al re del regno nemico uno scambio:
Oh Meliodoro, io ti consegnerò la fautrice della guerra che ci ha afflitto per anni, potrai farne ciò che vuoi! In cambio chiedo la pace: siamo tutti stanchi…
Come ben sappiamo, la fautrice di quest’empia guerra era la regina, ma la disperazione, si sa, acuisce la fantasia e fu così che la regina inventò una meravigliosa spy-story, con tutti i crismi:
La causa di tutto ha un nome: Matilda, che ora viene ospitata nei miei sotterranei. Ella era molto povera e venne nel vostro regno con il desiderio di arricchirsi. Sposò un arciduca, che pugnalò al cuore la prima notte di nozze. Dopo di che si sposò con il figlio del defunto, molto più giovane forte e bello. Non contenta, e sempre più avida, divenne l’amante di un arcimago, cui chiese di farla diventare la regina di tutto il regno. L’arcimago, travolto dalla passione, accettò e stregò le mie marmellate in modo che io, in preda all’incanto, Vi dichiarassi guerra. Il suo piano era semplice: io sarei morta con l’ultimo vasetto di marmellata (che conteneva un mortale veleno) e lei avrebbe preso il mio posto. In tutto ciò non aveva fatto i conti con la sfortuna che a volte punisce gli empi e vanagloriosi. La mia dama personale, infatti, un giorno ruppe un contenitore della sublime marmellata e fu come se mi risvegliassi da un sonno lunghissimo! Dovete sapere che i vasetti erano tutti collegati in un’unica magia, bastava la mancanza di uno di loro per far svanire tutto l’incantesimo! Così eccomi di fronte a Voi mio Sire a chiedere Perdono…
Il re felice di poter finalmente aver una scusa valida per mettere fine a quella faida lunghissima, disse:
La vogliamo qui: voglio guardarla negli occhi e poi sarà giustiziata! Per la sua sete di potere ha distrutto due regni e mi ha procurato una gastrite perforante!
Si può solo lontanamente immaginare la soddisfatta soddisfazione della malefica regina cui, ora, serviva solo di far portare la stupida servetta qui! Ahahahaha! Per prima cosa affittò un drago bianco, rubò otto vasetti di marmellata e volò al suo castello. Doveva difatti ritrovare la chiave della cella di Matilda: era questione di riavere il suo cibo e la pace in cambio di quella stupida servetta lagnosa e sbadata!
Giunta a palazzo, fece chiamare veterinari, maghi centenari e iniziò una ricerca capillare negli stomaci degli oltre centocinquanta coccodrilli che aveva. Erano però ormai passati ormai anni, e gli animali in questione avevano avuto il tempo di compiere tutte le attività digestive necessarie all’eliminazione fisica della chiave.
Allora furono chiamati fabbri da ogni dove con tutti gli strumenti possibili ma non riuscirono nemmeno a scalfire quella dannata porta, neanche i maghi con l’ausilio di incanti dalla potenza inaudita poterono nulla.
Fino a che non comparve il drago della regina, il quale, infastidito da tutti quei rumori, con un gran boato e una fiammata accecante distrusse la porta. Fu un trionfo, tutti erano estremamente felici e saltavano, facevano capriole ululavano, fino a che lei non uscì dalla sua cella: il mondo intero si zittì.
Matilda non lo sapeva ma era bellissima. Non era tanto il volto (aveva un naso un po’ storto), o gli occhi (si profondi e lucenti ma di un normale castano), quanto il modo in cui si muoveva: sembrava nata per danzare.
L’incanto di questo silenzio fu interrotto aimè dall’arrivo di un cavaliere del reame di Morea. Egli era stato avvisato via telegramma dalla regina stessa – che da palazzo aveva assistito alla liberazione – di venirsi a prendere la criminale, la quale fu issata sul drago, quasi fosse un sacco di patate andate a male. Il viaggio durò due settimane; lasso di tempo in cui il giovane non rivolse mai parola alla ragazza.
A questo proposito, infatti, il cavaliere aveva avuto ordini precisi dal re: Maudenzio mi raccomando. Non Rivolgerle parola: è una donna cattiva e magica. Ti ridurrebbe in nulla. Lei è la causa della mia ernia da stress post-guerra!
Proprio per evitare ulteriori attentati alla sacra corona reale, quando arrivarono al castello, Matilda fu rinchiusa in una torre altissima per svariati mesi: nessuno poteva parlarle. Accidenti, la ragazza non ne poteva più!: Uffa! Che noia! Uccidetemi subito e facciamola finita che mi sta venendo una allergia da torre! Odioo la mia vita!
In realtà però la giovane non fu mai sola; i giorni pari difatti il principe, Malbeggio, andava a trovarla dapprima per capire che mente perversa potesse esserci dietro quel volto, poi sperando che quella mente perversa volesse passare con lui una notte d’amore e, infine, perché se ne era perdutamente innamorato!
I giorni dispari, invece, era Maudenzio (eh si proprio il cavaliere scortese che l’aveva scortata!!) a farle visita, perché gli dispiaceva di lasciarla sola e perché forse un pochino gli piaceva ma forse era solo pena, insomma lui per primo aveva le idee confuse anche se, quando la vedeva sentiva un friccicore alla punta dei piedi che.. ma no! Non era possibile… o forse si?!
Poi il re non decise di farla decapitare.
Allora il principe e il cavaliere ad alta voce e all’unisono dissero che se questo doveva accadere, allora che accadesse anche a loro!
Il re, la regina, la corte tutta, sconvolti e senza parole, cercarono di capire, ascoltarono, controbatterono, chiamarono il più famoso team di psicoanalisti del regno, ma a nulla servirono questi e altri tentativi… Entrambi erano determinati a salvarla e poi alla fine ci si mise pure la regina madre!
Ella infatti, per parte sua, minacciò il re di un divorzio storico che gli avrebbe tolto anche i reali slip se non avesse accontentato il reale figlio.
E così fu. Il principe fu accontentato ma non si trattò di un amore con lieto fine …no, perché Matilda, era ancora innamorata di quello che ormai più di otto anni prima era stato il suo fidanzato per soli tre giorni. Che fine aveva fatto? Dov’era? E come poteva cercarlo ora che aveva un principe e un cavaliere ai suoi piedi? che non la mollavano un secondo? Che parevano due cozze patelle attaccate alle sue gonne!
Fu così che decise di dire loro la verità, ovvero che non li amava e che andava a cercare l’uomo cui aveva pensato per tutto quel lungo tempo e, che se volevano, che la rinchiudessero, subito, ora!
Ma loro, piangendo e singhiozzando come foche in agonia, dissero che andasse pure e che fosse felice e che se lui non la avesse voluta, loro sarebbero stati lì ad aspettarla. Lei andò. Corse invero. Appena giunta in quello che era stato il suo reame, si diresse verso la casa del giovane, con il cuore in gola, lo stomaco annodato in mille modi, la testa piena di bolle d’aria e la paura-terrore che lui l’avesse dimenticata, si fosse sposato, avesse avuto dei figli, che la cacciasse… Per parte sua, Moribondo appena la vide, urlando il suo nome le corse incontro, l’abbracciò e baciò:
Ti ho aspettata.
Sono tornata.
Quel giorno stesso, i due giovini partirono alla ricerca di un altro reame e di una nuova vita. Trovarono entrambe le cose e furono felici. Ovviamente per sempre.

Ma la regina cattiva e golosa? Che fine aveva fattooo??
Mafalda felice come non lo era mai stata la notte del trasferimento di Matilda, tentò di divorarsi tre vasetti da cinque chilogrammi di marmellata…ma…non poté. Dopo i primi cucchiai, infatti, iniziò a sentirsi confusa e instabile. Spaventata fece chiamare medici, stregoni, maghi e alchimisti, e ognuno di loro la stessa sentenza emise: diabete! Non avrebbe più potuto mangiare zuccheri.
Di fronte a tali notizie la regina, disperata e piangente, fece accorrere al suo capezzale il più grande, famoso e vecchio mago del mondo, cui, dopo molti pensamenti, chiese di essere trasformata in una pianta di more, l’unica cosa che avesse mai davvero amato in tutta la sua vita.

E il Principe? E il Cavaliere? Entrambi non si sposarono mai e passarono la vita insieme (si trasferirono nel castello di Mafalda, dove, nel tempo libero, allevarono coccodrilli e curarono la meravigliosa pianta di more situata nel centro del castello).
Il Principe passò il tempo a dipingere ritratti di Matilda (sempre più belli e sempre meno veritieri), mentre il cavaliere a scrivere lunghissimi e assurdi poemi di amore dedicati solo alla giovane ex galeotta. Girano voci secondo cui sembra che verso la fine dei loro giorni scoprirono di amarsi perdutamente. E anche loro furono amati e decisamente felici.

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