Dei Temporali e di Desideri

E raffazzona una parola, impasta un caffè, eleva un buongiorno alla bassezza di un do di petto, cerca tra le sinapsi un poco di lena, di intrigo e con passo strascicato arranca verso una tazzina.
E’ domenica, è mezza mattina e potrebbero esistere in questo spazio brunito azioni da pianificare, belle parole da raccontare, colori da pensare e invece nulla si muove. Elettricità statica nelle vene, buio nello sguardo, noia nella bocca e un peso sul limitar del cuore.
– Come fosse un’attesa?
Si. Un’attesa. Un’attesa di spasmi e di rincorse, di camminamenti di lato, strascicati e silenti di modo che nessuno ne veda le insicurezza e il passo che si fa meno certo e accecato. Un’attesa; e si sa che la miglior arma dell’attesa è un mesto silenzio e un furioso pensare. Che poi i temporali arrivano sempre.Riflessione su un Tram

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