Agnese o della Paura

A

‘Agneseeeeeee!!!! Forza svegliaaaa! Tuo padre ti vuole in sala del trono tra tre dico T.R.E. minuti! FOOORRZZAAAAAA’

Uno scossone del letto, un altro ruggito (la balia era stata scelta proprio per la potenza vocale) e inizia la nostra storia.

Prima di tutto dove ci troviamo: a sud del Regno di Asia, a trenta gradi est dal Santissimo Regno di Sicilia in un 6 Agosto di più di mille anni fa circa. Questa è la storia di Agnese, terzogenita del Re e prediletta del di lei padre; di per sè si tratta di una fortuna non essere la primogenita  e di conseguenza non dover seguire tutte quelle lezioni noiossissime di preparazione alla regalità ma non di meno è tedioso poichè la tua libertà è comunque direttamente proporzionale all’esempio che devi dare in quanto appartenente alla famiglia reale.

Agnese ha diciassette anni, chili e chili di confusione, ettolitri di desiderio, qualche grammo di certezze, pantagrueliche curiosità e tanta insicurezza; ha anche occhi neri neri, capelli lunghi, bocca volitiva e sensuale e grandi nostalgie che non si sa a cosa si riferiscano vista la giovane età, ma chi l’ha detto che la nostalgia per forza deve riguardare qualcosa che hai vissuto? A volte si ha nostalgia del non vissuto, sapete?

Agnese dorme della grossa al momento ma la sua balia, l’Antonia, la sta tirando per i piedi e cerca di infrangere la barriera del suono, peraltro con discreti risultati, mentre la nostra eroina non fa un plissè; indifferente a tutto lei dorme. Oggi non ha voglia di svegliarsi, non ha voglia di essere brava, bella, educata, la cocca di papà, parlare del suo futuro sposo che ha appena ucciso un drago per conquistare la sua mano… Non ce la può fare a fare finta che questo le vada bene. Fa troppo male. E poi non sa nemmeno se quello che pensa di provare sia vero, e  se poi si sbaglia? e se poi questo contorcimento di budella che le si è formato in pancia, queste farfalle che le volano in gola spariscono? e non era vero nulla? Se rifiuta quel buon uomo dell’Alberto che ha rischiato di perdere il braccio nella singolar tenzone con quel bruto di un drago cattivo per lei? Se poi non è vero nulla? E poi suo padre! Oh mio dio Il buon Re Anselmo come potrebbe mai prenderla? Lo deluderebbe? La odierebbe? Certo i genitori non capiscono mai nulla, e dicono sempre le cose sbagliate, e non sono abbastanza sensibili e ti prendono sempre sottogamba e certo, anche lei sbatte la porta, gli parla poco e, anzi, raggiunge la mancanza totale di comunicazione almeno due settimane al mese ma… perderli, non riceverne almeno la benedizione. Loro ci devono essere sempre no? Anche quando pare che tutto vada male e tu li odi, loro ci sono no? non possono, non devono abbandonarti, no? Ma se non capiscono? e lei lo sa che non capirebbero. Per loro le farfalle nello stomaco sono solo animali che producono infezioni:

Magari ha mangiato qualcosa che è andato a male. Ora ti prendi una camomilla, e poi parli con Don Armando.

Don Armando. La soluzione per ogni dubbio, fuga, buio. Lei non ci vuole parlare con don Armando; lui e i suoi novantanove anni di fede e terrore in un Dio che punisce e non accetta. Lei vorrebe avere il coraggio di parlare con suo padre e magari anche con sua madre, perchè lei lo sa che sua madre la capirebbe. Ma loro sono comodi, perchè faticare quando hai maghi, consiglieri, don che risolvono le crisi familiari per te, che ti danno certezza dove i tuoi figli ti danno solo addosso?! Ma se ti do addosso, papà, non è che magari è perchè ho bisogno di dirti qualcosa? o voglio dimostrarti che sono grande? o semplicemente non accetto una parte di te? O forse non accetto una parte di me? O forse non lo so e magari va bene se pure tu non lo sai no?

(Al nostro menestrello viene da aggiungere che per fortuna non esisteva ancora la televisione, se no i regali genitori la avrebbero parcheggiata da ‘Amici’ della De Filippi per risolvere i terrori dell’adolescenza!)

Persa in questi mille pensieri e dubbi NON si svegliava.  La nostra sfinita Antonia ormai disperata con la voce decisamente rauca, tutta spettinata corse a chiamare il  Mago di corte. Ma neanche lui potè molto. La ragazza pareva in coma. Troppi i terrori che nascondeva nel cuore.

In un altro punto del castello lo stesso accaddeva al stalliere di corte Adelmo e anche colà i terrori erano molti simili, di colui che non apriva gli occhi e di coloro che lo osservavano e non capivano.

In un altro punto del regno, nel villaggio lo stesso accadeva alla giovane fioraia Adelaide e a due contadini delle contee vicine: Achille e Ambrogio.

La voce si sparse in fretta e in meno di tre ore il sacro consiglio di Asia era stato convocato dal Re e dalla Regina. Dapprima si mandarono le guardie reali ad investigare sulla vita dei quattro  ragazzi:

Adelmo: dicotto anni, sagittario ascendente leone, stalliere di corte dall’età di cinque. Serio, curioso, ubbidiente, casanova, bell’aspetto, un’insano appettito e una smodata passione per le fragole mature.

Adelaide: diciannove anni, pesci ascendente scoprpione,  fioraria del villaggio, vende le migliori peonie per colori e dimensioni e le orchidee più rare, fissata con il biologico, eccentrica, grande cavallerizza. Solo una storia d’amore ma finita con la di lui fuga con una damigella reale dopo tre anni. Campionessa di  cucina, appassionata di ornitologia.

Achille: diciassette anni, leone ascendente vergine, contadino. La sua specialità le verze. Ragazzo quieto ordinato, speleologo nel tempo libero, grande pescatore di trote. Unica debolezza: il cioccolato. Mai fidanzato perchè nessuna ragazza se lo fila: troppo noioso e magro.

Ambrogio: diciannove anni, cancro ascendnete cancro. Contadino. Specialità le carote e le patate dolci. Appassionato di tiro con l’arco. Sciupafemmine, da poco sposato con la sarta del villaggio, un figlio in arrivo. Appassionato di radionovele.

L’unico punto in comune tra i quattro era stata la partecipazione alla festa del paese della sera prima, il 5 di Agosto: la festa di San Aurelio dei Sconsolati. Sacra festa che si tiene in tutto il Sacro Regno di asia e che vuole che gli ariostacratici si uniscano al volgo per i festeggiamenti in strada che durano esattamente docici ore (insomma tutta la notte).

L’unica possibilità sembrava essere un  incanto lanciato da una qualche strega, ma dopo un momento di delirante gioia per avere forse trovato il capro espiatorio, dopo che il paese precipitò nel più nero subbuglio (i padri chiusero i figli in casa e gli vietarono di dormire, vigilando sulla loro insonnia con fucili rimpizzandoli di metanfetamine..)… insomma dopo tutto questo,  ci si rese però ben conto che a nessun altro accadeva lo stesso e che, se veramente ci fosse stato un maleficio, la strega in questione si sarebbe presentata con tanto di squilli di tromba (nessun esssere magico resiste al richiamo della ribalta, delle interviste, del successo, del potere).  Non c’era nessun incanto. E presto fu chiaro a tutti di fronte al risveglio diei giovani che malgrado le minacce cadevano addormentati, sfiniti.

C’era però qualcuno che la verità forse la sapeva. Era la moglie di Ambrogio, che però questa verità non la accettava perchè avrebbe stravolto la sua vita. Ma Agostina era amica di Clotide e ricordava bene quello che la giovine le aveva raccontato, le sue riflessioni…  e guardare questa faccia di ragazzo che tanto amava addormentato e spaventato, perchè si dorme per tante ragioni e una di queste è la paura (Agostina ne era certa); vederlo immobile mentre i giorni passavano e capire che comunque lo aveva perso, gli diede il coraggio di andare al castello e raccontare la verità che le si era dipanata di fronte quella notte del 5 Agosto.

Fu così che il giorno 9 di Settembre di più di mille anni fa circa, Agostina si diresse al castello e chiese udienza al gran consiglio in qualità di teste informato dei fatti:

‘Mio Re, Mia Regina Bella, Consiglierei Santi eccomi qui per raccontarvi cosa vidi la sera del 5 di Agosto. Io  e mio marito stavamo passeggiando tra le bancarelle  e i baracchini quando mi venne, fortissima, una voglia di acciughe al limone e trovammo a pochi passi una piccola osteria in cui le servivano. Io e lui, mano nella mano, entrammo e ci accomodammo in uno di quei tavoli lunghissimi dove tutti si siedono di fianco a tutti. Non sapevo di essere seduta di fianco ad una principessa ma non sarebbe stato granchè importante, ero troppo occupata ad esserne gelosa, e in verità ero pure gelose dell’altra, quella che stava seduta di fronte a me, la fioraia, Adelaide. Dimostravano entrambe grande personalità e fascino e io, beh io non sono affascinante, non ho grandi cose da fare nè grandi interesse.. perciò all’inizio ero più che altro preoccupata di perdere l’uomo che più di tutti amo per quelle due femmine irruente e labirintiche. Ma poi. Poi le ho guardate bene, e mi sono accorte che parlavano più che altro tra di loro: si erano conosciute quella sera e avevano tanto in comune, oh erano così belle e audaci e mangiavano letteralmente le parole l’una dell’altra. Sembravano innamorate’

 

‘Innamorate? Come osate?!’

‘Oso mio Re perchè io amo e quando vedo l’amore lo so riconoscere. Ma vi prego fatemi andare avanti primache cambi idea: ho bisogno di molto coraggio per raccontare ciò che capii e vidi quella notte. Vidi  Ambrogio imbambolato, perso negli occhi di Achille. Lui pure imbambolato, fissato a sua volta da Adelmo. Pareva un cerchio magico, in cui loro si fissavano e cosa dicevano quegli sguardi! Quanto amore! Così di punto in bianco. Stavo per dire ‘ora basta andiamo a casa’ quando Achille chiese il nome a  mio marito e da li iniziarono a parlare. Un fiume in piena in cui la mia voce non poteva manco essere udita. Un dolore alla punta dello stomaco e le ossa che si frantumarono, tutte. Era il dolore. Il dolore. Perchè io l’ho sempre saputo. Si signori miei, io lo sapevo che lui mi voleva bene ma non mi amava di quell’amore di carne  e farfalle. Io lo sapevo. Ma non mi importava. Volevo lui, io lo amavo e pensavo bastasse per entrambi. Ma non è vero. Non lo sarà mai. L’amore non può bastare, l’amore deve essere provato. Non puoi fermarlo questo pazzo cuore. L’ho capito quando siamo tornati a casa dopo che per d.o.d.i.c.i. ore sono stata la spettatrice del grande spettaccolo dell’amore a prima vista. E se non fosse stato il mio Alberto uno dei protagonisti, ne sarei rimasta entusiasta. La vostra Agnese! Ah la vostra Agnese avreste dovuto vederla com’era bella così innamorata, puf, di colpo.. quella che mi era parsa un’amicizia era invece un colpo di fulmine con tuti i crismi: timidezza alternata a spavalderia, curiosità, insicurezza, sorrisi ebeti, risate per un nonnulla… E ho assistito alla fine della serata di una tragedia: i sorrisi si sono spenti e ognuno di loro è tornato da dove veniva, nessuno di loro si è neanche scambiato un recapito, nessuno di loro ha osato immaginare che potesse essere normale picersi e vedersi. All’inizio io ho sospirato di gioia, che si poi l’indomani il mio Ambrogio avrebbe dimenticato tutto e sarebbe tornato tutto come prima. Ma l’indomani non è arrivato. E ho capito che comunque lo ho perso. E che lo amo troppo per vederlo morire paralizzato. Che lo preferisco vivo e innamorato di un altro che paralizzato e come morto. Non so cosa serva per risvegliarli, forse solo dirgli ‘Va bene così, sii solo felice’. Ma so che per me ormai va davvero bene così e voglio solo che sia felice. Non voglio dare  amio figlio un padre che esemplifica la frustrazione e terrore, nostro figlio deve crescere nella libertà di sapere che può sciegliere di essere.’

‘Ha finito Signorina? Non le farò nulla solo perchè è una donna gravida,  ele donne gravide straparlano. Avrà di certo avuto paura di perdere il suo compagno per la bellezza della mia bimba e davanti a quel terrore si è raccontata una serie di fandonie. Ora la prego si calmi,  ementre decide di calmarsi, e capisce che non è il caso si raccontino per il regno queste maldicenze fasulle sarà mia cura ospitarla nella nostra prigione più bella e comoda usata solo per il prigionieri aristocratici. Guardie portate questa Giovine nella Torre del Sole e badate bene di cibarla a dovere e darle da leggere libri pudici. Ci rivedremo tra un mese e mi racconterà cosa davvero accadde quella sera.’

Agostina fu chiusa nella altissima Torre del Sole, con tutte le comodità tranne la libertà per un mese, quando fu richiamata dal Sacro consiglio per raccontare la verità. Lei la raccontò e venne nuovamente rinchiusa:

‘La V.E.R.I.T.À. mia cara non le sue stupide bugie per giustificare il fatto di non essere bella quanto la mia bimba! Mi fa orrore che una femmina possa raccontare sitante cattiverie e meschinerie!’

Ogni mese per 9 mesi Agostina veniva chiamata, diceva la verità, veniva tacciata di infamità e rinchiusa. Nove mesi di prigionia fino al giorno in cui nacque la loro bimba; il parto fu facile e non possiamo negare che la giovine fu seguita da tutti i medici e curata con tutti i riguardi. Furono quattordici ore di strilla, dolore e rabbia ma poi la piccola creatura emise il primo vagito. E tanto fu lo stupore e l’amore che il mondo intero si fermò.

Quella notte, mentre la nostra piccola coraggiosa sarta rimirava la sua creatura e la cibava, capì che non poteva andare avanti così, che il suo Ambrogio doveva svegliarsi e conoscere la figlia e sopratutto che non voleva ch ela figlia crescesse nella menzogna, nella paura. Quindi, quella notte, la nostra eroina chiese alle guardie di vedere il Sacro Consiglio ‘subito ora prima che cambi idea!‘. Pensando che fosse pronta a dire finalmente la verità e tranquillizzati dal fatto che se non avesse ancora voluto ora potevano torturarla, tutti i membri si unirono subito e la accolsero nella sala del trono.

‘Quindi? Sei pronta a dire il vero?’

‘Lo so stata sempre pronta e il vero è ciò che vidi: 5 ragazzi che amano. Amano. Null’altro. E per dimostrare che è questo che vidi sono pronta a rinunciare a colei che amo di più al mondo: a mia figlia. Mi dovete credere perchè state rinunciando ai vostri figli se non siete in grado di accettarne i sentimenti. Sate rinunciando al loro amore, li state uccidendo. Io non credo loro siano davvero in coma, io sono anzi convinta che loro siano terrorizzati di perdere il monod se accettano se stessi. Io vi chiedo di fare pace con le vostre stupide paure, vi chiedo di usarlo questo grande amore di cui vi riempite la bocca, di stirarlo, appenderlo al sole, guardrlo e farvene inondare. Se anche la Principessa amasse una altra femmina quale sarebbe il problema? É forse una tragedia l’amore? Ma per favore! Sono nove mesi che sto rinchiusa in una torre perchè ho detto solo di aver visto un uomo che ha desiderato un altro uomo e un uomo ridesiderato a sua volta, uno che purtroppo ha solo desiderato senza riceverne in cambio e due femmine desiderarsi. Ho parlato di amore e desiderio, curiosità, gioco. Se vi avessi detto che vostra figlia e mio marito si erano innamorati probabilmente avreste festeggiato anche se si trattava di rovinare una famiglia, ma vi ho detto altr e per non sentirlo mi avete incarcerata. NON VI VERGOGNATE? Meschini cuori nascondete, piccole certezze condite di vanità, stupide menzogne al chilo svendute per due certezze. Stanotte guardavo mia figlia e la amo già troppo per permettere al monod di rovinarle la vita, per poter anche solo pensare che un giorno io possa essere stupida e ottusa quanto voi e lei, per mia colpa, decida di non svegliarsi mai più. Per colpa mia. Non potrei. Quindi sono giunta alla conclusione che l’amore è coraggio, che voglio dare a mia figlia suo padre, e che voglio dare a suo padre la possibilità di essere felice. Perciò, se non volete capire vi autorizzo di metterci  a morte: io e mia figlia. Voi state uccidendo il diritto all’amore, il rispetto dell’altro. Se questo è l’omicidio che volete compiere, allora dovrete mondarvi le mani, dovrete affrontarlo e dirlo ad alta voce l’asssassinio che state compiendo.’

Di fronte a questa ragazzina, che di ragazzina ormai non aveva più nulla, tutti questi fieri uomini, anziani provarono una sorta di vergogna (alcuni poca poca così convinti di essere nel giusto, che le peggiori didatture nascono con la convinzione di essere nel puro e sacro giusto, altri di più, e qualcuno così tanto da ritrovarsi con il corpo inondato da ‘ma’, ‘se’ e dubbi e scuse) . Il Re Padre per parte sua, scappò. Uscì a cavallo.

Non si sa dove fuggì, non si ha idea di cosa fece. La Regina era convinta di essere stata abbandonata per una cortigiana molto più allegra di lei con un sorriso bianchissimo e vestiti più scollati e passava il tempo a parlare con Agostina, che divenne non solo sua confidente ma anche sua amica. Dopo un mese, comunque,  egli tornò; era diverso, una luce nuova negli occhi e una vergogna nella voce. Aveva pensato, disse, e aveva capito che non aveva capito nulla che lui sua figlia la amava così tanto da non poter più sopportare di non averla davanti agli occhi sorridente, che se davvero era lui ad averla uccisa allora non era giusto quello che pensava perchè se quello che pensava poteva far questo a coloro che amava allora era sbagliato. Era sbagliato. Lui la amava e alla fine chissenefrega cosa decideva di fare lei, chi decideva di baciare. Si trattava di baciare mica di scuoiare genti no? E quindi andarìva bene. Gli bastava riaverla. E poterle chiedere se era felice.

Disse tutte queste cose e moltro altro ma non sono fatti nostri nostri e manco di Agostina che si alzò pe runa passeggiata con la picccola Ada e lasciò solo un padre pieno di amore con una figlia piena di paura di amare. Non si sa quindi cosa accadde in quella stanza o come ma Agnese si svegliò.

Agnese si svegliò e corse a svegliare gli altri non appena seppe tutta la loro storia.

Si svegliarono tutti, con un anno in più, e tanti sorrisi.

Agnese lasciò l’Alberto con la benedizione dei regali genitori e sempre con benedizioni si lanciò in un romanticissimo corteggiamento della sua Adelaide (che non era certa, aveva paura e poi una principessa, quelle sono sempre viziate.. certo che è bellissima ma la bellezza sfiorisce..); che Agostina riabbracciò il suo Ambrogio per poi divorziarne e darlo in sposo al suo Achille e potè narrare alla loro figlia del coraggio dell’amore; che non ci furono liti per la custodia, che custodire è un dono e un regalo e loro tre la custodire la nostra Ada insieme per insegnarle il coraggio e re-imparare a giocare; che Alberto, il cavaliere che quasi perse un braccio per conquistare una femmina che non lo poteva amare si diede all’antica arte della palestra e della conquista selvaggia ma fino al giorno del matrimonio di Ambrogio non riuscì a colmare quel vuoto al centro dello sterno; che Adelmo ancora adesso cerca l’amore ma per il momento non gli va proprio bene… ma andò benissimo ad Agostina che il giorno delle nozze di Ambrogio venne presentata ad Alberto e che ancora adesso escono assieme e magari forse in una sera di circa mille anni fa il giovane cavaliere la chiederà in sposa…

Che qui il nostro menestrello potrebbe anche raccontarvi che nelle favole poi si vince sempre, che le favole servono a ritrovarsi perchè non ci si perde mai a caso, che però tutti possiamo i protagonisti della nostra, di favola,  lo sapete vero?

 

 

 

 

 

 

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