Ada o della Stridore di un’emozione.

Aura

C’era una volta una giovine dagli occhi di paura e la voce di cristallo. Essa, la voce, sembrava sempre sul punto di rompersi a tal punto che questo frantumarsi delle consonanti, questo stridore delle vocali terrorizzava l’ascoltatore. E voi bene sapete miei cari amici e non , che nell’epoca che tutt’ora vige, le imperfezioni non sono tollerate poichè il segreto è il bilanciamento delle parti, la sensualità del particolare, il difetto eccessivo che diventa stemma ma certamente non lo è e non lo era nenache allora la difformità dal conformante (perchè ci sono, e c’erano anche allora, due modi di essee diversi, uno era alla moda e uno no. N’est pas?).

Ma torniamo alla nostra ragazzetta. Alla nostra ragazzetta dalla pelle che profumava di pane e dalla voce che se si emozionava, iniziava a tremare  fino a frantumarsi tra la lingua, fino a risultare insopportabile all’orecchio almeno quanto il sentimento che vocalizzava lo era per il cuore.

Faticoso ascoltarla eppure non si poteva far altro: quel rumore tediava così tanto che era impossibile pensare ad altro o interromperlo trovando una scusa; si poteva solo arrendersi e ascoltarlo fino all’ultima goccia. Ormai tutti ne provavano terrore e la evitavano: i contadini appena la vedevano le lanciavano i loro frutti e scappavano per non dover sentire neanche un verso uscire dalla sua bocca, gli edicolanti le facevano recapitare giornali e settimane enigmistiche varie via aquile viaggiatrici, persino le guardie la evitavano! Insomma il regno era ben fortunato che Ada (così  si chiamava la nostra eroina) fosse di buon cuore e assolutamente onesta se no avrebbe potuto far qualsiasi azione anche le peggiori senza che nessuno cercasse di fermarla. Ma in un regna governato da un re taumaturgo, illuminato, illuminante, maschilista, incattivito dal potere avere anche solo un’anima completamente libera di essere, pensare e comportarsi come più le piace è un grave trauma se non adirittura un problema da sdradicare se non la morte almeno con la prigionia.

Ada viveva nell’ultima casa dell’ultima contea del regno e facev ala stiratrice, invero era la miglior stiratrice di tutti i regni conosciuti tant’è che la Regina Madre Adelina Delle Acquechete in primis usufruiva dei suoi servigi. Capirete bene che quanto sopra (morte o prigionia) non è molto attuabile se colei che vuoi far fuori è la protetta di tua madre; e se tu che vorresti spiegare  a tua mamma il drammadiavereunelementochesoggiogailpopolomeglioepiùdit,chepotrebbearrivareacastelloesgozzaretuttalarealefamigliasenzachenessunoosassemuovereunditoperfermarlaperpauradellasuavocee … ma sei muto e ti incarti continuamente con il linguaggio dei segni quando ti agiti così la tua reale e regale mamma capisce solo che hai un attacco di ipoglicemia logorroica e tutte le volte che provi a parlarle ti ritrovi a mangiare bignè alla crema. Decisamente frustrante. Quindi, amici e non, capirete bene che il nostro Re Alberto Delle acquechete e Altezzeverdeggianti doveva trovare una soluzione da solo e risolvere il dramma. Ma a cosa servono i consiglieri reali se non aconsigliare? E proprio un consigliere in un accesso sfogo finito con la lussazione della spalla (Alberto quando si animava esagerava con il linguaggio gestuale e spesso si slogava polsi o peggio) gli diede l’idea perfetta per ‘salvare caprette e cavolicchi’ come avrebbe detto il defunto Re Padre.

Il lunedì stesso venne emesso un editto reale ”Chiunque usi la Stirella Più Lindo ad Ogni Costo verrà improgionato immediatamente poichè l’effluvio prodotto da siffatto artefatto infastidisce la sacra narice reale e impedisce l’espletamento dei suoi mille impegni quotidiani”. Il lunedì sera Ada era in prigione, condannata a stirare tutti gli abiti della Regina Madre a vita. La ragazzetta fu imprigionata in una cella, a diecimila gradini di una scala a chiocciola sotto il livello della terra sita nel centro esatto del castello circondata di terra e rocce ma dotata di tutti i comfort di cui abbisogna una stiratrice, ase di ultima generazione, stirella iperperfomente, una buona sedie, qualche libro, un letto comodo, ben tre cuscini e colazione, pranzo e cena.

Il regno continuava la sua sonnolenta vita, il Re andava a caccia, sorrideva alle donzelle, la regina madre riceveva le sue vesti perfettamente inamidate e meravigliosamente profumate, il consigliere ebbe una promozione, fino al giorno in cui la nostra Ada non smise di stirare. Ella si era stufata, stancata, depressa.. mai vedere il sole, mai veder eun volto altro dal suo, mai smettere di stirare e perchè mai? perchè una vecchina un giorno per ringraziarla le aveva regalato una stirella fuori legge? Ma come una segue le leggi, sopporta che la gente la eviti, sogna solo un giorno di trovare un uomo che la ami per ciò che sent e enon per la sua brutta voce e il mondo che fa? la incarcera? e nessuno che venga a trovarla! mai! Ah che tristezza! Che dolore, che sana odiosa sfiga!!!

Ci sono femmine che di fronte al dolore, all’incomprensibile mangiano, altre che piangono, altre che escono a correre, alcune camminano, molte fanno uno shopping compulsivo e definitivo, Ada CANTAVA. E anche quella volta cantò. Cantò come canta il ghiaccio quando si stacca dagli iceberg, come il vetro quando si scioglie nel fuoco e questo canto arrivava ovunque. E se dico ovunque, intendo ovunque provocando tristezze e smarrimenti. Ascoltare quella voce era come essere travolti dai ricordi più dolorosi. Nessuno aveva scampo. Il regno intero si bloccò, in lacrime. A quel punto sua regalità il Re stesso decise di scendere i diecimila gradini al centro del castello per tappare la bocca alla sventurata.

Accadde però che mentre scendeva a due a due baldanzoso e correndo all’inizio questi diecimila gradini, Alberto ascoltasse il canto dapprima scocciato e scimiottandolo, poi rapito ed infine estasiato poichè in quella tristezza ritrovò la propria, in quelle lacrime di parole, ritrovo le sue proprie lacrime senza parole e qaundo, dopo quattro ore senza più scudi o else, si ritrovò di fronte a questa giovane femmina, si ritrovo interdetto a fissarla (arcindemboli! non mi avevano detto che fosse così bella!) e lei si zittì (oh ma che cavolo! è più sexy di quanto sembri sugli editti!). E basta.

Silenzio.

E ancora silenzio.

Perchè le cose belle nascono nel silenzio. Non lo sapevate?

 

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