Soliloquio di Ildamaria o del Dolore

‘Sa una cosa Mademoiselle? che poi sto uso della parola ‘cosa’ continua a lasciarmi perplessa.. usiamo ”cosa” per definire tutto dimenticando il nome corretto e dimenticarlo, il nome, non significa forse perderne la magia?
ma scusi divago, è che a volte un pensiero ne chiama un altro che ne chiama un altro e io mi ritrovo a salvare foche in Uganda mentre in realtà dovrei scendere alla fermata Gambara e comprare il latte e poi le foche mica ci sono in Uganda, nevvero?
Ma scusi non sono venuta per parlare del mio dramma schizofrenico di eccesso di stimoli e mancanza di coraggio.. no no io sono venuta qui per raccontarle la mia scoperta. Perchè ieri tra via Torino e corso Genova ho avuto un’illuminazione.
Mademoiselle Porcupine ho capito che noi non sappiamo più provare dolore perchè non ne possiamo più parlare. Provare, parlare e superare: un processo continuo e necessario per andare oltre o tornare indietro in caso. Una volta il dolore era condiviso in un salendo di lacrime e parole di cui il sociale ne diventava cassa di risonanza come un tamburo il cui suono aumenta la velocità fino al parrossismo sincopato e si spegne con un grido animale di liberazione ed è la partecipazione di tutti che lo diluisce facendo sentire il singolo parte di un tutto, non abbandonato ma compreso in una natura senza cuore, in un corpo che tradisce tutti non solo te, in una perdita in cui tutti sono attori e vittime.
Certo, Mademoiselle, mica sono così stupida o giovane da non sapere che il dolore divide, stacca pezzetti di te, allontana e va vissuto anche singolarmente, anzi è quasi necessario ma ha anche bisogno del riconoscimento per non farti impazzire.
Ora il dolore è solo sporco, malato, solamente una questione privata da nascondere in sgabuzziono vicino ai detersivi e dietro il mocio. Il dolore è scandaloso, una puttana malata e affamata che ti si attacca al braccio per chiederti 5 cent. E ognuno è solo e ognuno non vuole farsi vedere con lei o con te che ce l’hai al braccio.
Capita che se lo provi poi non ne sai parlare, anche se vorresti non lo puoi raccontare perchè non conosciamo più le parole per raccontarlo.
Il dolore è nascosto nelle pieghe del tempo e ci cammina accanto, una presenza naturale e meschina ben visibile un tempo, accettata e condivisa da una comunità che si si è trasformato in un fantasma, un cane rognoso.
E sa qual è il problema Mademoiselle ora? Il problema è che ora che non sapendone parlare, il dolore fa dei buchi dentro noi, buchi che diventano ulcere maleodoranti che ci asciugano e uccidono piano piano, perchè la parola cura e se non se ne parla ci si ammala.
Mi capisce Mademoiselle? Riesce a capire quello che intendo?
Io sto morendo di dolore e non lo posso raccontare, mi hanno tolto le parole per farlo e il pubblico per aiutarmi a ricordarlo, perchè per lasciare andare bisogna ricordare.
La prego mi racconti una favola, mi racconti una parola che lacerire, strappi, tagli, che sappia di sangue, carne e con il suo marciume mi aiuti a gridare e farlo scappare di paura questo dolore che mi attanaglia. La prego mi inventi un pubblico come quelle vecchine che nei paesi venivano pagate per piangere ai funerali. Le vecchine che piangono. Decisamente sottovalutate.’
‘Ildamaria, va bene. Ora siediti.Respira.’

Un pensiero su “Soliloquio di Ildamaria o del Dolore

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...