Annaluisa e i suoi NO

Io e l’oscena ansia di protagonismo del dolore, che non può fermarsi un attimo e aspettare dietro le quinte, che non sa cosa sia il rigore dell’educazione che vieta di alzare troppo la voce, di farsi notare troppo, di essere persistente e rumoroso. Lui se ne frega. Lui è tuono, fuoco, lama, coltello. Lui è ovunque e quando arriva non ce n’è per nessuno. Diventa il protagonista a rischio Oscar e balla, salta, tira, arriccia le labbra, canta a squarciagola, o semplicemente squarcia. Squarcia e dilapida la pazienza, terrorizza e ride. Il dolore, questo personaggio sporco, maleodorante, sudaticcio che ti entra nel sangue, che ti sospira nella gola che ti ribalta lo stomaco e squassa il terreno sotto i piedi. Un derelitto dal potere di un re. Un bastardo che saccheggia e spossa e strema. E poi se ne va. E tu sei lì, finalmente libera. Leggera. Fino a che non torna, nel giro di un’ora magari. Bisognerebbe bandirlo, ucciderlo, eliminarlo. Il mio regno per un drago e una bomba a mano.

‘Annaluisa e i suoi NO’

Anais Porcupine

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