Viola o della Verità e i suoi angoli acuti

Viola ormai sapeva come la verità si nascondesse negli angoli acuti dei sospiri, e che ogni tanto faceva, ella (la verità), facesse capolino tra gli sguardi proprio nel momento in cui gli altri si distraevano: ecco, si, ecco che lei usciva un secondo dalla ghiandola lacrimale per vedere se era il caso di esserci anche lei, in quei discorsi. E poi, sistematicamente, decideva che no, non era il caso. Non che la verità sia una codarda. No. Per niente e Viola lo sapeva bene. Era solo che era delusa. Vedete ci aveva provato mille volte a uscire, a parlare, a raccontarsi per diventare ordito di un qualcosa di diverso, ma nulla. Beh lo sapete no? Nessuno ha davvero voglia di sapere cosa cela la tua rabbia, di sentire quello che hai da dire perché tutti credono già di sapere quello che stai per pronunciare e si annoiano in anticipo, al ché mettono il pilota automatico e bla bla bla. E Viola in quei momenti si ritrovava che voleva sparargli, a quelle facce di formaggio, a quei cervelli liofilizzati, scuoterli, picchiarli, farli sbranare perché, a suo avviso, non c’è colpa più grande di un disinteresse disinibito. E allora eccola che li salutava e si metteva a camminare per ora gridando: “ma mi hai chiesto come sto no?? e allora perché non ti prendi la responsabilità della tua domanda? Io devo rispondere come sto no??? perché??? ti conosco da 20 anni e non posso dirti la verità? e tu NON ti aspetti la verità??”
Poi un giorno capì che pochi hanno voglia di ascoltare, che per ascoltare ci vuole quel non so chè di caldo e avvolgente, una matassa liquida nello stomaco, che siamo esseri così rachitici e patetici che per ascoltare dobbiamo volere bene per davvero e fino in fondo e anche li potremo avere dei problemi (l’intelligenza emotiva media è statisticamente un fattore in sfracelo). E quindi semplicemente nascose le sue verità come fiori che hanno bisogno del massimo riserbo e, a volte, la usò come una spada, affilata e assetata di vendetta.
Viola però ora aveva paura, aveva paura di dimenticarsene.

‘Viola di Maggio’

Anais Porcupine

Pubblicato da Mademoiselle Porcupine

Nacqui a Marrakech da padre francese, Jean Jacques Porcupine, e da madre Russa, Olga Svetlava. All'età di 6 anni con la famiglia ci trasferimmo in quel di Parigi dove mio padre iniziò la brillante carriera di parrucchiere et ma mere quella di amante di un povero artista. Della mia vita prima dello sbarco in Nueva Yorke non amo parlare molto. Fui molto amata fino ad un incidente, di cui non voglio parlare e dopo il quale fui scacciata da Rue de Lombric (casa paterna). Per sempre. Sono stata modella, meravigliosa amante, attrice e musa. Sono stata eterna pe run lasso di tempo di 40 anni. Meraviglioso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: