Edda e i Suoi Guai

Edda la sentiva, la solitudine, come una dolce silenziosa cappa che la circondava, sopra sotto al centro e che colorava tutto di grigio. Non era antipatica, no questo no, e tantomeno sgarbata. Era silenziosa e mortifera, questo si, ma non è una buona ragione per parlarne male, ormai aveva solo lei. Scivolava sulle ore, inlanguidiva tra gli attimi, cercava affannosamente cose da fare, parole da pensare, libri da leggere. Qualsiasi cosa per sottrarsi al conto dei secondi in attesa del pranzo poi della cena e infine di dormire un sonno senza riposo. Non riusciva a bastarsi davvero. Non poteva bastarsi davvero perchè non l’aveva scelta questa solitudine, le si era semplicemente tatuata nella carne. E ora si chiedeva cosa sarebbe accaduto quando i suoi occhi sarebbero stati stufi di parole scritte. Stava già iniziando la ribellione; il giorno prima le mani si muovevano senza che la testa lo richiedesse, una sorta di rivolta silenziosa ma spaventevole: cercavano pelle, calore, contatto. E stamane si era accorta di avere raccontato ad un centralinista di telecom della prima volta che aveva visto un fiume.. 
Edda la sentiva questa solitudine senza fiocchi né narcisi e aveva paura mentre le sue mani cercavano contatto e le parole uscivano dalle labbra non richieste ma piene di cose da dire, di racconti da lanciare.

‘Edda e i suoi Guai’

Mademoiselle Porcupine

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