Orietta o dell’incomensurabilità del doppio

Lei chiudeva gli occhi e immaginava di essere qualcos’altro, qualcun altro. E fin qui nulla di male, il male arrivò quando si accorse che viveva due vite. Una era la vita quotidiana in cui faceva scorrere i giorni come un rosario imparato a memoria, una pura meccanica fisiologica e l’altra, l’altra era la vita che voleva, che anelava, ed era come mille fuochi di artificio che esplodono nel cielo e tramortiscono e incantano. Peccato che questa “altra” vita si svolgeva solo dentro di lei, quando chiudeva gli occhi e tutte le sue energie i sogni e i desideri e la forza creatrice erano consumate dai suoi sogni. Nella vita vera invece, quella fatta di sangue e carne non rimaneva spazio per nulla altro che meccanica senza fantasia. Ecco perché lei dentro era una regina acrobata ma fuori solo una piccola grigia personcina che si muoveva in un groviglio di stradine.

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