Renata e le Emozioni

Renata era come un fiore che pareva scolpito nella terra, inamovibile eppur mutevole, era a volte contenitore, altre contenuto. Ella era famosa in tutto il Regno perché riusciva a comprendere i dolori delle genti e proprio per il desiderio di aiutare  e alleviare il fardello di coloro che soffrono, ogni giorno dalle otto del mattino alle otto di sera accoglieva chiunque avesse bisogno di parlare, confidarsi, chiedere aiuto nella sala centrale del trono, poiché Renata aveva capito che  avolte le persone hanno semplicemente bisogno di un ascoltatore per non sentirsi soli e poter andare avanti. Solo che. Solo che un giorno tutte quelle parole, tutte quelle aspettative, tutti quei volti furono troppo.

Certo, lei non se ne accorse subito, l’unico indizio fu che iniziava a trovare troppo scomoda la grande, alta sedia imbottita che utilizzava; il fastidio, la scomodità si palesarono con una strana sensazione di fastidio lì, si proprio lì: al sedere. Dopo una settimana quel fastidio diventò dolore e dopo una settimana ancora, quel dolore divenne IL dolore: così insopportabile da spezzarle il pensiero. Ovviamente chiese aiuto a maghi, incantatori, amici, stregoni e, si certo, ricevette creme, pozioni, unguenti portentosi MA NULLA servì.

Poi una notte sognò che un drago la assediava e tentava di ucciderla e la sua arma mortale era un unico urlo agghiacciante: “aiutami”. Ne fu terrorizzata a tal punto da risvegliarsi di botto e nel momento in cui spalancò gli occhi, un fugace pensiero la colpì così come la carezza di una piuma: capì che quel dolore che la assediava, che non le dava respiro, che le stava rendendo impossibile sedersi, quel lacerante urlo erano i suoi desideri, le sue stesse parole mai ascoltate, mai realizzate, che era lei ora ad aver bisogno di aiuto. Se il dolore del suo corpo era così forte, portentoso e acuminato, quanto doveva essere brutto e temibile il dolore del suo cuore? Quella notte la nostra Renata iniziò  a guarire, perché pianse per se stessa, per un cuore che non riusciva a parlare, per dei desideri sepolti, per delle parole ammuffite e iniziò il cambiamento: ora doveva curare se stessa.

Ora lei è più felice, o meglio inizia a capire cosa vuol dire essere felici, certo ci vuole ancora del tempo e tanta fatica per imparare alcune cosine, ma ci sta provando. Ci sta provando duramente.

Perché amarsi costa fatica se non ci sei abituata.

Mannaggia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...