Orietta e il Deserto

Buonasera Signori e Signore.

Mi chiamo Orietta e sono Triste. Così triste che le lacrime si sono esaurite prima di sgorgare, evaporate per la siccità che ha invaso il mio corpo. Cuore arido, anzi forse ora non ho più neanche un cuore intero, ma ne è rimasto solo un pezzo. Poco fa ho sentito distintamente il suo rumore mentre si spezzava  in due: ho dovuto piegarmi su me stessa perché è stato come una frustrata diretta sulla carne viva.

Ero andata a trovata il mio promesso sposo, Orlando, colui che pensavo avrei sposato; lui era proprio lì davanti a me, occhi negli occhi, mentre mi diceva:

 “Mi dispiace ma no. Io non ti amo”.

E io, occhi negli occhi, che potevo fare? Che cosa ho fatto? Nulla: mi sono girata e, schiena dritta e passo esangue, ho camminato via dalla sua voce, verso la porta della sala, poi la porta di casa, poi attraverso il giardino, fuori dal cancello fino all’angolo della via dove sono crollata su me stessa.

Tutto quello in cui avevo creduto, il futuro cucito addosso a quelle mani, i sogni modellati su quello sguardo e il mio riflesso nel suo odore si sono frantumati in quel NO.

Lo so che ho sbagliato, che mi sono appoggiata ad una voce invece di usare la mia, che mi sono persa in un letto invece di ritrovarmi in una casa, che ho fatto di un altro il mio senso invece di darmelo, un senso. Lo so che se ora non so chi sono, è colpa mia, che annullarmi in un desiderio non è cosa buona e giusta ma ora non mi importa, signori e signore.

Tutto quello che sento per davvero e fino e fondo è che sono triste. Non sento altro, il suo rifiuto è il mio fallimento.

E quando il deserto dentro me si asciugherà, le lacrime finalmente sgorgheranno, il dolore inizierà a pulsare e l’ematoma sarà uscito, dapprima nero poi violaceo e infine giallo.

Allora, quando camminare farà male ma riuscirò a camminare e quel dolore mi sveglierà un poco più di questo lucrore di cotone che mi avvolge ora, a quel punto penserò a cosa non dovevo fare, a cosa ho fatto e a cosa dovrò fare. A come amarmi forse.

Ma ora sono triste e tutti i miei sbagli non mi importano, non ho la forza né la voglia di soffrire due volte, una volta per l’abbandono di un uomo e un’altra per avermi abbandonato io nella braccia di un uomo. NO.

Ora voglio solo essere fantasma e silenzio. 

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