Elsa

Il suo nome era Elsa ed era una guerriera.

I fans della new age la chiamerebbero “Guerriera della Luce”. Ma i fans spesso non sono proprio così aderenti alla verità: a loro non importa, la verità ma solamente quello che desiderano vedere. Elsa non era interessata a cosa si poteva dire o inventare della sua vita, lei era semplicemente guerriera di se stessa e di tutto ciò in cui credeva.

Non immaginatevi però una  maschia che va avanti ad anabolizzanti e bistecche di 500 grammi con vestiti estremamente aderenti orditi nel metallo fuso. Nulla di tutto ciò. Lei era una piccola esile femmina dagli occhi così grandi da poter vedere più di chiunque altro. Occhi così belli da commuovere. Era una guerriera non perché tirasse bombe a mano sui nemici o isolasse in torricciuole maghi cattivi ma perché NON si arrendeva mai e NON perdeva mai di vista se stessa. Lei era capace di sconfiggere un regno nemico, di salvare un principe in agonia, semplicemente camminando fino al luogo in cui era necessario arrivare con serenità e un sorriso e, certo, qualche volta se necessario una buona spada e uno scudo magico.

E come faceva? Camminare tra Kalashnikov furenti e bombe carta urlanti? E come è possibile?

Beh guardatela: lei non è una provocante bambola, non è bionda, ma è decisamente decisa, ferocemente convinta e quando un guerriero (avete presente gli uomini alfa, quelli che combattono, difendono il territorio, salvano il paese o si svendono per una rendita a vita? Avete presente Rambo? Ecco quel guerriero lì) si trova di fronte una visione che non rimanda odio ma serena convinzione, che rimanda solamente la semplice volontà di arrivare dall’altra parte (qualunque sia l’altra parte), lui, il guerriero in questione, la lascia passare.[1]

Elsa era così, non aveva bisogno di odiare, aveva bisogno solo di credere.


Lei era Elmo e Scudo.

Era invincibile.

Era Bellissima.

Ne sanno qualcosa tutti i principi che lei salvò e che si innamorarono perdutamente. Ma non era ancora arrivato quello giusto.

Ve l’ho detto, lei era una guerrigliera, mica una Raperonzolo qualunque.

 

[1] MOMENTO PEDAGOGICO: Un pò come quando qualcuno vi tratta male gratuitamente (e se non vi è mai capitato, siete fortunati, dato il numero di frustrati che riempie le nostre giornate e il mondo). Comunque questa persona vi tratta male e se voi rispondete, agite, reagite vi ritrovate avvelenati e soffocati da questa sorta di cattiveria gratuita. (vi faccio un esempio – incontrate un’amica e vi ritrovate a parlare di vestiti e lei vi dice “beh si sai io ho gusto e non metterei mai il verde acido con il viola, mi vergognerei a uscire. A proposito come sta il tuo fidanzato? ho proprio voglia di vederlo, si vede che mi adora!” (ovviamente voi siete vestite di verde e viola e il vostro fidanzato ha visto l’amica in questione una volta sola). A quel punto potete scegliere se odiarla, risponderle per le rime o ridere della sua frustrazione. E vi assicuro che riderne, che ribaltare la realtà lascerà quella persona di stucco, bloccata nella mancanza di soddisfazione e non potrà far altro che retrocedere. Perchè in fondo, quello che ci serve è solo un po’ di sicurezza in noi e una sana dose di menefreghismo. Quel/la poveretto/a ha bisogno di ferire per sentirsi meglio, per dare un senso alla sua mancanza di fiducia o di qualsiasi altra cosa sia ma davanti ad un’alzatina di spalle, una ridicola risata, si arrenderà e morirà soffocato dal suo stesso fiele come un indemoniato davanti all’Arcangelo Gabriele.

PURTROPPO LA SCRITTRICE STESSA NON E’ MAI RIUSCITA A REALIZZARE QUESTO COMPORTAMENTO COSTRUTTIVO, LA SCRIVENTE E’ UNA MAGA NEGLI ATTEGGIAMENTI DISTRUTTIVI, PURTROPPO.

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