Clotilde, Cataldo, Cesare e Carmelo ovvero Paure, Spie e altre Confusioni o dell’Amore e basta.

Clotilde non usciva da tre (t.r.e. – dico T.R.E.) giorni.

Non si muoveva dal letto per non far rumore e non rispondeva al telefono per non sentire voci che non desiderava, e di voce non desiderava sentirne nessuna, manco quella della sua cara mamma. La gente che la conosceva non si stupiva, pensava fosse impegnata in qualche caso top-secret.

Dovete infatti sapere che la nostra Clotilde, principessa di Bosco Oscuro, era un’agente segreto.

Ella aveva rinunciato a tutte le sue fortune, al suo regno, a sposare un super bellissimo aitante principe azzurro per fare l’agente segreto. Ok, va bene. E’ vero non è andata proprio così, in realtà lei di Cataldo (l’aitante, muscoloso, snello, sorridente principe in questione) era innamorata persa dall’età di 4 (quattro) anni e guarda te che fortuna, lui era anche il suo promesso sposo – e quando si parla di Cataldo la parola uomo raggiunge apici e accezioni che poche donne possono dire di conoscere.

Insomma Clotilde amava quest’essere divino e desiderato da qualunque femmina del regno ma lui, il Cataldo, amava Cesare, il paggio di corte. E lo disse a Clotilde. Glielo disse la sera prima del ballo di fidanzamento: a cena. In cima ad una torre illuminata da lucciole e fuochi fatui, di fronte ad un piatto di ostriche, bevendo champagne (insomma il luogo e il momento perfetto per dire ad una donna che ti ama alla follia che tu non potrai mai desiderarla e amarla proprio nel modo in cui lei, un po’ brilla mentre ti fa il piedino, ora sogna di essere ricambiata).

E piangendo (si, lui piangeva. E sottolineo: lui) glielo disse appunto, perché lui a Clotilde voleva bene come ad una sorella e l’idea di farla soffrire lo buttava nel terrore e nel dolore più profondo. Ma non poteva, o forse, meglio, certo che potevano, sposarsi, ma solo tecnicamente, poi per quello che riguardava la loro vita emotivo- fisica ognuno avrebbe fatto quello che voleva. Avrebbero solo salvato le apparenze e sarebbero stati grandi amici. Perché lui alla Clotilde non la amava come una donna ma le voleva bene e adorava come si vestiva, con un gusto, una delicatezza nell’accostamento dei colori, per non parlare delle scarpe, magnifiche, certo avrebbe cambiato nuance di rossetto che la sbatteva un poco ma..

Clotilde invasa da questo sproloquio di suoni, rimase in silenzio per quasi un’ora e un quarto e poi si alzo e se ne andò.

Fu in quella nottata, in cui camminò per tutto il reame che capì che non c’era soluzione: non ci poteva fare nulla. Certo, lei, lui, lo amava, ma lui non amava lei, e lei mica li poteva uccidere, tutti i maschi del mondo, per costringerlo a desiderarla, perché l’amore non è così facile. No, non aveva armi per combattere, non c’erano trucchi o siliconi che la potessero aiutare, poteva averlo come amico, gli voleva bene, o no? E amava i momenti passati a confidarsi, lui era così intelligente, maschio, allegro, sarcastico, ironico ma non la voleva e lei non poteva, non ce la faceva.. e poi il fatto che fosse così maschio ma così maschio che nessun maschio era stato più maschio di lui, certo non la aiutava ad accettare la realtà. Ma perché? Perché?

Giunse infine a realizzare che lei al Cataldo, gli voleva bene ma, alla fine di tutto, voleva più bene a se stessa, e quindi non lo avrebbe più visto perché l’amore non è facile ma ancor più difficile è domare la volontà e quando vuoi qualcosa poi lo devi ottenere o allontanarti da quell’oscuro oggetto del desiderio che di oscuro ha solo il tuo desiderio.

E questo lei scelse: di allontanarsi dall’oggetto del suo oscuro desiderio.

Doveva dimenticarlo, ricominciare e non innamorarsi troppo facilmente, non amare troppo in fretta, aspettare, definire, contenere, pensare, dedurre, spiare, trovare prove e solo dopo, solo quando aveva la certezza matematica, solo allora, forse, darsi. Finalmente.

Ecco questa fu la vera ragione per cui la nostra principessa rinunciò a tutto (tranne che alla corona) e diventò agente segreto (un po’ con la sua bellezza, un po’ con le raccomandazioni reali).

Un agente segreto infatti ha accesso ai segreti di tutti, appunto, e ha a disposizione le cimici più piccole, più all’avanguardia, i binocoli più precisi per poter controllare chiunque.  Chi quindi chi meglio di un agente segreto per non essere più colta di sorpresa in amore? Per essere sicura dell’uomo con cui andava a cena?

Ed eccoci giunti al motivo per cui Clotilde non usciva da tre giorni di casa: si era innamorata prima di poter fare tutti i controlli del caso. Ma si può? Non si era innamorata per anni (per la precisione C.I.N.Q.U.E.), non c’era stato nessuno dopo Cataldo ed anzi ora il Cataldo riusciva a vederlo, era persino stata al suo matrimonio con Cesare (ma come poteva uno così brutto..) ed era andato tutto bene: aveva persino onestamente gioito per la gioia di loro due!

E poi, ecco, una non fa in tempo a riprendersi che entra questo qui, un chi qualunque che la guarda le dice che lavora troppo e lei che fa? Gli cadde ai piedi, incantata. Ma che fareste voi davanti ad un maschio che odora di cotone, furia e risate, che ha uno sguardo di mare incandescente e bruciante, una bocca di velluto e fuga, la voce di tempesta, catrame e caramello?

Il giovane in questione si chiama Carmelo ed è un’assicuratore capitato nel suo ufficio proprio per venderle una polizza sulla vita (si sa gli agenti segreti hanno sempre mille problemi, potrebbero partire e non tornare, o ritrovarsi menomati per una mina lanciata male e poi lo stress, avete presente dello stress di conoscere i segreti di tutti? Fatale.) Lei ne sottoscrisse DIECI, di polizze, per tutta la regale famiglia con copertura illimitata estesa anche alle punture di zanzare.

Dopo di che corse a casa, si mise a letto e non rispose manco al telefono. Fino ad ora, fino al punto in cui inizia la nostra storia: la Clotilde nel letto, non un movimento, non un’azione, l’unico rumore udibile è il frullare del suo cuore e gli ingranaggi dei suoi pensieri sconnessi.

Poi un insistente bussare: toc toc toc sempre più concitato che la costringe a rispondere:

“Potrebbe essere mio padre! E’ sempre così ansioso!”

Ma non é il padre (occupato alle Hawaii in pesca d’altura con sirene disponibili e alcolizzate), bensì Carmelo che ha bisogno del saldo delle polizze.

Lei di fronte  a lui rimane in silenzio, la mano aggrappata alla maniglia, non riesce a proferir parola, può solo a pensare che anche se l’amore ti ha bruciato le carni, che malgrado l’immobilità, il terrore, le esperienza devastanti, non si può sfuggire al vuoto pneumatico che ti lancia addosso, al furore del volo libero, all’agghiacciante sospiro che ti si snoda nella pancia. E, con questo torpore al centro della pancia e la sensazione di cadere dall’universo

lo fa accomodare, (non una parola ovviamente, troppo rumore nella testa, ma solo il leggero spostamento del corpo per permettere al giovane di entrare)

compila un assegno,

glielo porge,

lo riaccompaga alla porta.

Carmelo da parte sua è come in trance, perché più la guarda, più le piace e più le piace più non gli manca la favella: è in uno stato catatonico a salivazione zero, fino al momento in cui esce di casa, con l’assegno in mano e si dirige all’enoteca dell’amico Costanzo con cui si confida per una notte intera bevendo whisky e mangiando noccioline.

Il giorno dopo, Clotilde esce di casa, dà le dimissioni e apre seduta stante un baracchino di fragole e meloncini bianchi (beh lei è una principessa e le principesse possono aprire i baracchini di meloncini in un battito di ciglia e un amen).

Non vuole più saperne dei segreti delle persone, ha solo bisogno di risentire quel respiro di gelo che ti si snoda nella pancia dal basso fino al cuore quando incrocia lo sguardo di Carmelo. Solo quello. Tanto evidentemente non ha modo di combattere l’amore. E allora perché non viverlo? E’ stanca di aver paura.

Fu così, che preso il coraggio a due mani dopo averlo stritolato, il coraggio, un poco più del necessario, lo indossò e si diresse alla società assicuratrice per portare a Carmelo 3 meloncini e 5 chili di fragole dal sapore di sole e zucchero.

E da quel momento in poi qualsiasi parola si possa usare non renderebbe neanche lontanamente l’idea delle meraviglie che provarono l’uno per l’altra i due sprovveduti.

Ma l’amore non è proprio questo in fondo? Non bisogna essere forse un poco sprovveduti e stupiti per innamorarsi?

Se non ci credete, potete incontrarli ancora ora, mano nella mano, per i boschi che parlano e ascoltano il rumore del battito alterato dei propri cuori e quel meraviglioso respiro gelido che sale su dalla pancia al cuore ogni volta che i loro sguardi si incrociano.

Clotilde e Carmelo.

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