Efigemia e il concetto di Contusione

Scansiona 16

C’era una volta una giovane femmina, che nascondeva dietro folte ciglia l’insopportabile paura di non essere abbastanza. E come tutti gli esseri umani che hanno paura di non farcela, lei, la nostra eroina, si accontentava di piccole briciole, di sassolini abbandonati, di sguardi tagliati e ci costruiva castelli, strade palazzi… Ed eccola allora indossare un abito troppo largo, vestirsi con scarpe abbastanza basse da non superare mai il livello medio di anonimia, nascondere le mani nelle maniche, e sorridere mesta, ridere di fronte alle critiche e riempire un vuoto frustrato con bignè al cioccolato. Insomma quello che mille e mille persone fanno ogni giorno, chi per il motivo giusto e chi per il motivo sbagliato. Che poi che vuol dire sbagliato? Sbagliato lo diventa solo quando si fa qualcosa contro natura. E dovete saper che per Efigemia, così si chiamava la nostra splendida femmina contusa e confusa, era sbagliato. Era sbagliato perché Efigemia voleva fare la rockstar, voleva sentire il rumore della folla sotto i piedi, voleva vestirsi di lustrini e mettere scarpe troppo alte, sorridere che manco un faro della mercedes e urlare le sue parole. Ma la nostra eroina aveva un problema: oltre ad essere stonata, essere un perito aziendale, non sapeva neanche scrivere né disegnare e tantomeno suonare anche solo un campanello, non credeva in se stessa. Che fare quindi? Eh nulla, cosa vuoi fare? ti accontenti. Poi un giorno di fronte all’ennesima luna scialba capì che lei queste lune scialbe non le voleva più vedere, che sì, sicuramente, la rockstar forse non sarebbe riuscita a farla ma che poteva almeno fare qualcosa di meglio per sé e questo pensiero crebbe dentro lei giorno dopo giorno fino a che non riuscì più a contenerlo nel suo corpo e la potenza di un pensiero si mise in atto. Furono piccoli cambiamenti come un paio di decoltè tacco 11, una giacchetta di lustrini il sabato, un mascara per fare spazio agli occhi, un risata di cuore, un rossetto rosso fuoco, un commento sagace al posto del solito silenzio, qualche frase che divenne un racconto… Piccoli cambiamenti dell’anima che divennero carne e colore e umore e odore. E dopo molto tempo, perché i cambiamenti necessitano tempo, tanto tempo amici, Eufigemia decise che era ora di rischiare. Questo avvenne qualche giorno fa, troppo presto per parlarne, per rovinare l’azione con l’energia che va tenuta dentro le membra per dare forza allo slancio. Questo ve lo racconterà lei tra un po’. Il tempo del coraggio e del rischio ha il diritto del silenzio che si dedica ad una preghiera. E noi, ora non possiamo far altro che trattener il fiato, concentrarci sullo scatto del muscolo per vederla prendere la rincorsa e provarci.

Pubblicato da Mademoiselle Porcupine

Nacqui a Marrakech da padre francese, Jean Jacques Porcupine, e da madre Russa, Olga Svetlava. All'età di 6 anni con la famiglia ci trasferimmo in quel di Parigi dove mio padre iniziò la brillante carriera di parrucchiere et ma mere quella di amante di un povero artista. Della mia vita prima dello sbarco in Nueva Yorke non amo parlare molto. Fui molto amata fino ad un incidente, di cui non voglio parlare e dopo il quale fui scacciata da Rue de Lombric (casa paterna). Per sempre. Sono stata modella, meravigliosa amante, attrice e musa. Sono stata eterna pe run lasso di tempo di 40 anni. Meraviglioso.

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